Giorgione (Castelfranco Veneto, 1478 - Venezia, 1510), Ritratto di giovane donna (Laura), 1506, olio su tela su abete rosso, cm. 41x33,6, Vienna, Kunsthistorisches Museum, Gemäldegalerie, inv. n. 31

Laura di Giorgione

Questo quadro merita cinque minuti del tuo tempo. Sono Maria Isabella e oggi lo guardiamo insieme. 

Giorgione (Castelfranco Veneto, 1478 – Venezia, 1510), Ritratto di giovane donna (Laura), 1506, olio su tela su abete rosso, cm. 41×33,6, Vienna, Kunsthistorisches Museum, Gemäldegalerie, inv. n. 31

Laura di Giorgione (Giorgio da Castelfranco, 1478–1510), conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna è tra le immagini più enigmatiche del primo Rinascimento veneziano. Il dipinto possiede una caratteristica rara nell’opera di Giorgione: una data precisa. Sul retro del supporto compare infatti un’iscrizione antica che ricorda come l’opera fosse stata eseguita il primo giugno 1506 dalla mano del maestro di Castelfranco. Questa annotazione costituisce uno dei pochissimi punti fermi per la cronologia dell’artista e testimonia anche il contesto culturale nel quale il dipinto nacque. L’iscrizione menziona infatti Vincenzo Catena, pittore della cerchia di Giovanni Bellini e figura ben inserita negli ambienti umanistici veneziani, suggerendo che Giorgione fosse già legato a una rete di committenze colte e raffinate.

La storia collezionistica dell’opera è relativamente ben documentata. Nel XVI secolo il dipinto apparteneva al collezionista veneziano Bartolomeo della Nave, la cui raccolta fu una delle più celebri della città. Nel Seicento, con la dispersione della collezione, la tavola entrò nelle raccolte dell’arciduca Leopoldo Guglielmo d’Asburgo e da lì passò alle collezioni imperiali di Vienna, dove è conservata ancora oggi.

L’immagine ideata da Giorgione si distingue nettamente dai ritratti femminili veneziani coevi. La giovane donna è raffigurata a mezzo busto e di tre quarti, mentre il suo sguardo si rivolge direttamente verso l’osservatore. Indossa un mantello foderato di pelliccia che si apre sul petto lasciando intravedere il seno, un dettaglio che introduce nell’immagine una tensione sensuale inconsueta per la ritrattistica del primo Cinquecento. Non che manchino nudità nell’arte veneta, ma qui l’introduzione di una sensualità manifesta è eclatante. Alle spalle della figura compare un ramo di alloro, elemento che ha dato il nome tradizionale al dipinto e che ha alimentato numerose interpretazioni iconografiche.

Secondo alcuni studiosi la donna potrebbe essere una cortigiana veneziana; l’atteggiamento diretto e la carica erotica dell’immagine sembrerebbero sostenere questa lettura. Altri hanno invece ipotizzato che la figura rappresenti una poetessa o una donna colta, dal momento che nella cultura umanistica l’alloro era il simbolo della gloria poetica. Una terza interpretazione collega l’immagine al mito di Dafne narrato nelle Metamorfosi di Ovidio, la ninfa che si trasformò in alloro per sfuggire all’amore di Apollo. Nonostante queste ipotesi, l’identità della donna rimane sconosciuta e gli inventari antichi oscillano tra definizioni generiche come ritratto di donna e letture allegoriche. Alcuni studiosi hanno quindi suggerito di considerare il dipinto non come un ritratto individuale ma come una figura paradigmatica, una meditazione visiva sull’ambivalenza tra sensualità e virtù. In questa prospettiva il ramo di alloro assume un valore simbolico complesso: nella tradizione morale rinascimentale poteva indicare la castità coniugale ma allo stesso tempo evocava la gloria poetica e la dimensione erotica del mito di Dafne. Questa ambiguità sembra perfettamente coerente con la poetica giorgionesca, fondata su allusioni sottili e significati volutamente aperti.

Al di là dell’interpretazione iconografica, ciò che rende Laura un’opera fondamentale è la qualità della pittura. Giorgione costruisce il volto e l’incarnato attraverso passaggi tonali morbidi e una luce diffusa che modella la figura senza contorni netti, creando un’immagine di intensa presenza psicologica. Giorgio Vasari ricordava che l’artista aveva assimilato dalla pittura di Leonardo la capacità di creare rilievo attraverso il colore e le ombre, e nel piccolo ritratto viennese questa lezione appare evidente. Il volto emerge lentamente dalla penombra e lo sguardo stabilisce con l’osservatore un rapporto diretto e quasi inquietante. Più che un semplice ritratto, Laura appare così come un’immagine poetica sospesa tra realtà e allegoria, tra sensualità e simbolo, una delle testimonianze più affascinanti della pittura veneziana dei primi anni del XVI secolo.

Giorgio Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, Firenze 1568.

Roberto Longhi, “Giorgione”, in Paragone, 1927.

Terisio Pignatti, Giorgione, Venezia 1969.

Jaynie Anderson, Giorgione. The Painter of Poetic Brevity, Milano 1997.

Giovanna Nepi Scirè, Sylvia Ferino-Pagden (a cura di), Giorgione, catalogo della mostra, Venezia 2009.

Giorgione, Myth and Enigma. Catalogo della mostra a cura di Pagden-Scirè a Vienna, Kunsthistorisches Museum, 2004, cat. n. 8

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