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Mirabilia Maris. Tesori dai mari di Sicilia

Anfore con coralli, Mirabilia Maris. Tesori dai mari di Sicilia, mostra a Palermo (2017). Foto SAM

Anfore con coralli, Mirabilia Maris. Tesori dai mari di Sicilia, mostra a Palermo (2017). Foto Safarik Art Magazine

La Sicilia, isola situata in uno dei mari più ricchi al mondo per il patrimonio culturale sommerso, ha una lunga storia di ricerche sottomarine, i cui risultati sorprendenti sono esposti in Mirabilia Maris. Tesori dai mari di Sicilia” fino a marzo 2017 nel Palazzo Reale di Palermo, nella mostra allestita presso le Sale Duca di Montalto a Palazzo dei Normanni (ingresso P.za Indipendenza). La caccia ai tesori si è trasformata in archeologia subacquea, una scienza articolata ed appassionante, che, tra palombari ed appassionati, ha mobilitato grandi investimenti finanziari, attingendo oggi alle più moderne tecnologie adoperate da personale altamente specializzato. «Il Mediterraneo? Una spugna che si è imbevuta di ogni conoscenza», scriveva lo storico francese Fernand Braudel.

Sicily, island located in one of the richest seas in the world for the underwater cultural heritage, has a long history of underwater research, the surprising results are shown in the “Mirabilia Maris. Treasures from the seas of Sicily” until March 2017 in the Palace Reale of Palermo, in the exhibition at the Sala Duca di Montalto in Normanni’s Palace (entrance Piazza Indipendenza). The treasure hunt has turned into underwater archeology, an articulate and fascinating science, which, among divers and enthusiasts, has mobilized huge financial investments, drawing today the most modern technologies in use for a highly specialized personnel. “The Mediterranean? A sponge that has been soaked in all knowledge, “wrote the French historian Fernand Braudel.

I reperti ritrovati nei fondali che circondano la Sicilia sono molto eterogenei. Dai tempi degli antichi romani le numerosissime spedizioni di merci via mare andate a buon fine hanno segnato una buona percentuale di perdita di materiali ed equipaggi prevalentemente in tempeste. Agli affondamenti per le condizioni di mare avverse si aggiungono casi di ammutinamento e pirateria. Ogni cosa si trasportava per mare, dalle derrate alimentari, alle materie prime, ai beni personali, agli oggetti d’arte. Il mare che custudisce le materie più resistenti, spesso le trasforma, colonizzandole con le proprie colonie di coralli e alghe. Ceramiche, piatti, contenitori di coccio, anfore emergono in massa. La mostra, però ci svela anche altri reperti inaspettati.

Ho chiesto al personale in mostra quale fossero i loro oggetti esposti preferiti e cosa notassero apprezzato dai visitatori. La custode Mariagrazia, nei giorni prima di Natale, mi suggerisce che la grande anfora con la pianta di corallo che l’ha usata come sito si crescita è molto suggestiva, infatti, come vedete nella foto di copertina, mancano solo i colori vivaci per renderla un’opera d’arte ideale esposta in una galleria d’arredo in centro città. Il custode Vincenzo, con la pragmaticità maschile, mi propone di guardare i piatti per il pesce con il caratteristico avvallamento centrare per la salsa garum, perfettamente conservati, in vernice nera.

La mostra è decisamente bella: mi è piaciuta tantissimo. Da mettere in agenda se siete a Palermo tra un cannolo di ricotta e una passeggiata a Mondello. Il biglietto doppio permette di ripercorrere le sale del Palazzo Reale e di ammirare la Cappella Palatina, prima di immergersi in mare.

Anfore in stiva, Mirabilia Maris. Tesori dai mari di Sicilia, mostra a Palermo (2017). Foto SAM

Anfore in stiva, Mirabilia Maris. Tesori dai mari di Sicilia, mostra a Palermo (2017). Foto SAM

Piatti per pesce, Mirabilia Maris. Tesori dai mari di Sicilia, mostra a Palermo (2017). Foto SAM

Piatti per il pesce, ceramica campana 300-280 a.C., Mirabilia Maris. Tesori dai mari di Sicilia, mostra a Palermo (2017). Foto SAM

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Joseph Klibansky, Mixed Media Artist da tenere d’occhio

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Joseph Klibansky, Elements of Life, resina e oro. Foto Safarik Art Magazine (AM Ph.)

Joseph Klibansky, giovane talento originario del Sudafrica domiciliato nei Paesi Passi, inserito dalla rivista Quote nella Top 100 dei giovani milionari del 2016: una sua opera è quotata tra i 20 e i 50 mila dollari. Eccitante, colorato, divertente, luminoso.

Opere cristalline e immediatamente comunicative, lontano dalla banalità che rischiano soggetti come teschi e farfalle. Meravigliosamente inspiegabile e meravigliosamente bello. Un giovane talmente bello nell’esporre il suo lato artistico che lo si direbbe dannato. Continua a leggere

Impressionisti, la mostra calderone al Vittoriano

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Il gatto che sorride nell’abbraccio: il particolare che colpisce al cuore. La mostra nel suo insieme.. una schifezza. La concentrazione su un dettaglio, soprattutto quando si parla di arte ottocentesca e “impressionisti” è la scappatoia all’organicità completamente assente. Continua a leggere

Balthus, La ragazza col gatto

Balthus il re dei gatti e le donne

Balthus, di origine polacca, naturalizzato francese ed direttore dell’Accademia di Franzia a Roma negli anni Sessanta, vive le ferite della guerra e le luci della pace, unico artista a vedere, ancora vivente, alcune proprie opere al Louvre, grazie ad una donazione di Picasso. Continua a leggere

Barocco a Roma: 10 motivi per vedere la mostra

Gian Lorenzo Bernini, Modello per la Fontana dei Quattro Fiumi, 1649-50 circa. Foto Safarik Art Magazine

Gian Lorenzo Bernini, Modello per la Fontana dei Quattro Fiumi, 1649-50 circa. Legno di cimoso e terracotta, 56×98,5 cm, Bologna, Accademia di Belle Arti. Sullo sfondo il Busto di Innocenzo X Pamphilij, 1650 circa. Foto Safarik Art Magazine

La Mostra Barocco a Roma (2015) a Palazzo Cipolla in Via del Corso ha un catalogo notevole di artisti: Annibale Carracci, Peter Paul Rubens, Gian Lorenzo Bernini, Guido Reni, Pietro da Cortona, Giovanni Lanfranco, Domenichino, Salvator Rosa, Alessandro Algardi e moltissimi altri grandi maestri dei Seicento della Roma pontificia. Continua a leggere

I luoghi romani di Ettore Roesler Franz

Ettore Roesler Franz, Il Tempio di Ercole e la Cloaca Massima dal Tevere, 1883, acquarello su carta (The Temple of Hercules and the Cloaca massima from the Tiber). Foto Safarik Art Magazine

Ettore Roesler Franz, Il Tempio di Ercole e la Cloaca Massima dal Tevere, 1883, acquarello su carta (The Temple of Hercules and the Cloaca massima from the Tiber). Foto Safarik Art Magazine

La varietà dei luoghi si trova nella memoria di chi li vive. 

“Roma è silenziosa e pesante, come fuori dal mondo, come intrecciata in se stessa. I momenti più drammatici del tempo cadono qui senza eco, come nell’eternità”.  Continua a leggere

Gherardo delle Notti. Le luci del pittore olandese Gerrit van Honthorst agli Uffizi

Gerrit van Honthorst, Adorazione dei pastori, olio su tela, cm. 169,2x211,8, Germania, collezione privata, 1616-17. Mostra Gherardo delle Notti agli Uffizi di Firenze. Foto Safarik Art Magazine

Gerrit van Honthorst, Adorazione dei pastori, olio su tela, cm. 169,2×211,8, Germania, collezione privata, 1616-17. Mostra Gherardo delle Notti agli Uffizi di Firenze. Foto Safarik Art Magazine

Gerrit van Honthorst (Utrecht, 1592- 1656), pittore originario dei Paesi Bassi, colpito dall’incontro con la scena artistica di Roma, si può essere incluso tra i pittori caravaggeschi. La pittura a lume di candela nel Seicento divenne un genere apprezzatissimo e Continua a leggere

Van Gogh Alive: mostra a Firenze

Van Gogh Alive. Mostra a Firenze. Foto Safarik Art Magazine

Van Gogh Alive. Mostra a Firenze. Foto Safarik Art Magazine

Le grandi cose sono la somma di piccole cose.

Great things are done by a series of small things brought together.

L’inizio è probabilmente più difficile di qualunque altra cosa, abbi fiducia andrà bene.    The beginning is perhaps more difficult than anything else, but keep heart, it will turn out all right. Continua a leggere

Numeri. Tutto quello che conta da zero a infinito. La bellezza e il mistero dei numeri. La mostra al Palazzo delle Esposizioni a Roma

Numeri. Mostra a Roma. Foto Safarik Art Magazine

Numeri. Mostra a Roma. Foto Safarik Art Magazine

10 motivi per vedere la Mostra Numeri

  • I numeri non mordono.
  • I numeri non hanno memoria. Neanche delle idiozie umane.
  • I numeri sono ovunque, sempre dovunque, anche quando li ignoriamo. Peso, valore, grandezza, geometria, armonia, infinito, zero, amore, calendari, musica, infinito, cielo, fagioli ecc. ecc.
  • Il Palazzo delle Esposizioni è il Cremlino dell’arte contemporanea a Roma. Marmoreo, arioso, solenne, anche se è stato declassato a polo museale didattico.
  • La mostra non è su Einstein. Einstein diceva giustamente che conta quel che lui ha pensato non cosa ha fatto: non è un personaggio da romanzo come Escher non è un matematico ( e neanche un architetto: ricordo a chi si fosse confuso che è un incisore). I loro studi e le loro opere sono ciò che conta.
  • Un’opera di Dürer nascosta nell’esposizione. Melancolia.
  • Provare a contare con le dita come il Masai nel video e non riuscirci.
  • Il disinteresse dei bambini per la scultura bronzea di Pitagora e l’esaltazione per la dimostrazione liquida del Teorema.
  • La conchiglia Nautilus.
  • Aver visto il giorno precedente il film The Imitation Game. Alan Touring. L’enigma di un genio con Benedict Cumberbatch e Keira Knightley. Gli algoritmi che usò per costruire la sua macchina sono tuttora sfruttati dal motore di ricerca di Google. 

1 – Il senso dei numeri.

“Non preoccuparti delle tue difficoltà

   con la matematica; posso assicurarti

   che le mie sono ancora maggiori.„

“Do not worry about your difficulties in mathematics. I can assure you mine are still greater”.

I numeri sono onnipresenti e persino invadenti.

Mai sottovalutare Palazzo delle Esposizioni! Nasconde belle sorprese. Persone, cose e numeri vanno conosciuti per poter valutare. Io voglio essere conosciuta.

La commessa dell’elegante boutique di Rodeo Drive a Beverly Hills trattò male Julia Roberts nel ruolo di prostituta nel film Pretty Woman, pur avendo lei i soldi per acquistare un vestito. La protagonista della storia romantica, una volta tolti i panni volgari di Vivian che imprigionavano la sua natura raffinata, rientrava ben accolta nello stesso negozio e si rivolgeva sarcastica alla ragazza: “Salve si ricorda di me, io sono stata qui ieri mi ha detto di andarmene. Lavora a percentuale vero?  Bello sbaglio. Bello! Enorme! Ho altro shopping da fare”. Continua a leggere

Chagall..Love and Life. Due cose che non ho capito. Mostra a Roma.

Marc Chagall, Coppia di amanti e fiori, 1949, litografia a colori. Foto Safatik Art Magazine

Marc Chagall, Coppia di amanti e fiori, 1949, litografia a colori. Foto Safatik Art Magazine

“Se creo qualcosa usando il cuore, molto facilmente funzionerà, se invece uso la testa sarà molto difficile”. (MARC CHAGALL) 

“If I create from the heart, nearly everything works; if from the head, almost nothing”.

Marc Chagall (1887-1985), pittore di origine ebraica, nato in un paesino della Bielorussia, naturalizzato francese interpreta in maniera personale ed emozionale le tre culture che si intrecciano nella sua vita. Love and Life. La vita dell’ebreo, russo, parigino. L’amore per la moglie Bella e per la letteratura e la pittura.

Le 140 opere in mostra provengono dall’Israel Museum di Gerusalemme, che quest’anno compie 50 anni, in parte donate dallo stesso Chagall e restano esposte dal 16 marzo al 26 luglio 2015. Le mostre del DART al Chiostro del Bramante mi piacciono sempre molto (vedi Escher). Marc Chagall non mi piace. Sinceramente non so bene spiegarne il perché, forse non riesco ad entrare nel suo mondo attraverso le sue opere, forse è per la tecnica, la composizione, per i colori, i temi. Non rispecchia i miei gusti. La banalità di certi detti popolari si adegua bene a queste situazioni: “..i gusti sono gusti”..”infatti”.

Creare solo dal cuore, ecco, a volte non arriva a tutti. La tecnica, la testa, non manca a Chagall. A mio parere, usando testa e cuore le cose arrivano meglio. Ma non risiede nemmeno qui il bandolo del bello. […] Continua a leggere

Armenia. Il popolo dell’arca mostra la sua storia

Croce con reliquie di San Giorgio, 1746. Foto Safarik Art Magazine

Croce con reliquie di San Giorgio, 1746. Foto Safarik Art Magazine

L’Armenia è una terra misteriosa ad est della Turchia, conosciuta come sito del Monte Ararat, approdo di Noè con l’Arca e tappa di Marco Polo sulla Via della Seta. I suoi abitanti la chiamano Hayastan, nome derivante dalla divinità pagana Hayk. Quella che oggi è la Repubblica di Armenia, così chiamata da persiani e greci, fu un Regno di Ararat, sempre mantenendo la sua forte identità culturale, politicamente messa spesso a repentaglio, rafforzata, nel V secolo, dall’invenzione dell’alfabeto armeno. I turchi ottomani, alla fine del XIX secolo, cominciarono gli spietati massacri di città e paesi presenti all’interno del loro impero. La pulizia etnica turca raggiunse il suo apice tra il 1915 e il 1918, con un’atroce deportazione di massa e lo stermino di un milione e mezzo di armeni. La diaspora degli armeni lì porto in ogni parte del mondo. Nel 1918, dichiarata repubblica indipendente, sembrò aver raggiunto la pace, ma due anni dopo cadde sotto le aggressioni dei bolscevichi e finì per far parte dell’Unione Sovietica. Nel 1991 l’Armenia, finalmente, riacquista l’indipendenza ed è entrata tra le moderne democrazie. I monti del Caucaso, frontiera naturale tra Europa ed Asia, sono l’aspra bellezza che rappresenta il paese. Fauna e flora sono sorprendenti, comprendono la varietà di uccelli maggiore d’Europa. I paesaggi cambiano tra vette nevose, piane fertili, boschi, laghi zone semi-desertiche, steppe e tante pietre. Le pietre, quelle preziose e quelle povere, sono alla base dell’arte armena. […] Continua a leggere

10 motivi per vedere la Mostra di Tiepolo ai Musei Capitolini

Giambattista Tiebolo, Fuga in Egitto

Giambattista Tiebolo, Fuga in Egitto

1 – Le finestre aperte nei Palazzi Capitolini, detto da chi adora l’aria condizionata, e affacciarsi restando ad occhi spalancati su Roma.

2- Tiepolo, come il vino di Champagne, è raffinato e frizzante. Una delicatezza.

3- Il primo astronauta donna italiana nello spazio, Samanta Cristoforetti, partita il 23 novembre 2014, prova con onore che, gli italiani ormai poco Santi e Lavoratori, sono ancora un popolo di Naviganti, come ai tempi della Repubblica di Venezia la Serenissima

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Escher. La Mostra al Chiostro del Bramante a Roma dedicata al famoso incisore e grafico olandese

Escher, Sfera (Autoritratto)

Escher, Sfera (Autoritratto)

Escher trova noioso che il mondo costruito dall’uomo sia prevalentemente rettangolare. Le nostre stanze sono irritanti con tutti quegli angoli rettangoli, perché purtroppo il nostro tiranno è la forza di gravità: ovunque tranne che nel suo universo grafico.

Il visitatore all’ingresso della Mostra può smettere di preoccuparsi del ‘non sapere cosa aspettarsi’ e aprirsi alla semplice meraviglia.

E’ una scala o è una scala allegorica?

Una semplice domanda è sempre possibile e legittima di fronte all’arte: mi piace?

Escher scrive sui poliedri regolari: “Essi simbolizzano il desiderio di armonia e di ordine dell’uomo, ma nello stesso tempo la loro perfezione desta in noi il senso della nostra impotenza”,  perché essi esistevano sulla terra prima della comparsa dell’uomo.

L’olandese conosce molto bene la natura, la scienza e la geometria per manipolarle con tanto garbo, sorprenderci e sorprendersi.

“Quasi tutto quello che costruiamo e formiamo – case, stanze, armadi, tavoli, sedie, letti, libri – sono essenzialmente delle scatole rettangolari. Sono terribilmente noiose e irritanti quelle pareti delle nostre stanze, sempre con gli stessi vecchi angoli di 90°. La nostra unica consolazione è che non possiamo farne a meno. Non è colpa nostra; ci piaccia o meno dobbiamo obbedire alla forza di gravità, il nostro tiranno.”

L’effetto voluto da Escher è di far crollare il suo pubblico seduto su un gradino colto da atroci dubbi. Gioca a fare David Copperfield, il mago che fece sparire la Statua della Libertà.

Gli artisti visionari propongono il nuovo e il bello alla continua ricerca della meraviglia.

TIEPOLO. I COLORI DEL DISEGNO. IL VALORE DEL DISEGNO E LA POTENZA DEL COLORE IN MOSTRA AI MUSEI CAPITOLINI

Giambattista Tiepolo, Fuga in Egitto

Giambattista Tiepolo, Fuga in Egitto

10 motivi per vedere la mostra di Tiepolo

  1. Le finestre aperte nei Palazzi Capitolini, detto da chi adora l’aria condizionata, e affacciarsi restando ad occhi spalancati su Roma.
  2. Tiepolo, come il vino di Champagne, è raffinato e frizzante. Una delicatezza.
  3. Il primo astronauta donna italiana nello spazio, Samanta Cristoforetti, partita il 23 novembre 2014, prova con onore che, gli italiani ormai poco Santi e Lavoratori, sono ancora un popolo di Naviganti, come ai tempi della Repubblica di Venezia la Serenissima.
  4. Trovarsi di fronte alla testa colossale di Costantino, godersi le opere delicatissime di Tiepolo e, prima di uscire, guardare la Lupa capitolina pensando a chi vincerà lo scudetto.
  5. Pensare che se fossi un turista straniero verrei colto da convulsioni di sindrome di Stendhal per tanta arte concentrata. Purtroppo sono autoctona e le convulsioni mi prenderanno quando uscirò nel traffico di Roma.
  6. Trovare tre Tiepolo al prezzo di uno, col bonus che la visita a tutte le collezioni capitoline è  inclusa nel biglietto della mostra. Un prezzo di saldo per un manuale vivente di storia dell’arte.
  7. Piccola, magica esposizione con odore di Venezia e sciabordio di Canal Grande.
  8. Fantasticare sull’arrivo del Papa, del Doge, di Mussolini o del Sindaco di Roma. Io speravo non arrivasse la sicurezza a riprendermi quando scattava l’allarme perché mi avvicinavo troppo a guardare le opere.
  9. Fare la turista in casa ogni giorno non ha prezzo.
  10. Il depliant della mostra sul quale un grafico ardito ha scontornato e inclinato il dettaglio di un disegno di Giambattista Tiepolo in maniera davvero temeraria.

Tiepolo Depliant mostra SAM    Tiepolo Mostra immagine


ESTRATTO

Tiepolo, come lo champagne, è una delicatezza, raffinato e frizzante.

“Il Tiepolo”, per antonomasia Giambattista, nasce a Venezia nel 1696, visse nell’ottantennio della lunga pace di Venezia e morì a Madrid nel 1770. Giambattista Tiepolo e Canaletto sono due ammiragli dell’arte veneziana del Settecento.

Il buon Giambattista, il preciso Giandomenico, il giovane Lorenzo. I tre Tiepolo si impegnarono per tutta la vita nella grazia delle arti, nelle sfumature della bellezza, nell’Armonia. Gamme di colori tenere e luminose, tratto del disegno sciolto e fluido vengono gradualmente elaborate da Giambattista, da giovane prodigo di con tagli più arditi e cromatismi a forte fuoco, poi riformulate in scioltezza.

Ogni allievo ha bisogno di un maestro per tentare di superarlo.

Intelligente nel seguire i desideri della committenza, Giambattista Tiepolo, ha studiato scrupolosamente la pittura seicentesca e contemporanea, dichiara egli stesso: “La vita del Pittore deve essere un continuo studio”.

Freschezza, luminosità, atmosfericità vitale si mantengono anche in motivi seriali, inevitabili per una bottega di pittori. L’originalità conta nell’idea iniziale e nella sua costruzione, ma non c’è svalutazione nel ripetere ciò che più piace.

Non potendo “staccare Giambattista dalle pareti e dagli altari”, i disegni si qualificano a miglior catalogo figurativo per apprezzarlo complessivamente. Tiepolo sorprende. I Tiepolo famiglia sorprendono.

Il colore bruno acquerellato, a segnare le ombre all’interno delle figure tracciate a penna è combinata ad un’ombreggiatura impalpabile e al contempo decisa. In se stesso il marrone è un colore triste, quando decontestualizzato dal naturale: in Tiepolo il marrone è persino vivace.

Il figlio Giandomenico è leggero nelle tonalità, come il rosa carnitina schiarito e il giallo Napoli diluito, fluttuante nei panneggi senza gravità.

L’estasi trasmessa dalle opere melodrammatiche di Metastasio entra nell’opera di Tiepolo. Il melodramma, è “finzione di favole con cui aiuto il mio benessere”.


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TIEPOLO. I COLORI DEL DISEGNO.

IL VALORE DEL DISEGNO E LA POTENZA DEL COLORE IN MOSTRA AI MUSEI CAPITOLINI.

di
Maria Isabella Safarik

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I BASSIFONDI DEL BAROCCO. LA ROMA DEL VIZIO E DELLA MISERIA IN MOSTRA ALL’ACCADEMIA DI FRANCIA DI VILLA MEDICI

Manfredi, Riunione di bevitori

Manfredi, Riunione di bevitori

10 MOTIVI PER VEDERE LA MOSTRA I BASSIFONDI DEL BAROCCO

  1. Puoi stare tra mendicanti e zingari senza il rischio di essere borseggiato.
  2. l ragazzo nudo col gatto mette d’accordo i gusti di ogni orientamento sessuale.
  3. L’Accademia di Francia è l’unico posto dove mettere le ballerine è chic.
  4. La scalinata di Piazza di Spagna e lo scalone dei cavalli a Villa Medici sostituiscono molte lezioni di walkexercise in palestra.
  5. La caccia al tesoro organizzata da quei burloni dei curatori, che hanno nascosto titoli e autori dei quadri esposti su piccoli pannelli negli angoli delle sale.
  6. Il profumo d’incenso che senti quando esci dall’ascensore della metro a Trinità del Monti.
  7. Scoprire l’esistenza del paesaggismo italianizzante.
  8. Sentirsi in un caffè letterario di Parigi: non capisci cosa dicono, ma suona bene.
  9. Quando esci puoi sederti sotto un albero a villa Borghese e sentirti un novello Goethe.
  10. Invidiarmi perché ero al vernissage, ho mangiato uva e bevuto vino come un bambocciante.

Bassofondo: Definizione e significato di Bassofondo – Dizionario italiano – Corriere.it.

Bassofondo Dizionario del Corriere


ESTRATTO

“Quel che aborriscon vivo, aman dipinto”. (Salvator Rosa)

Lo spettatore, oggi come allora, si rassicura nel momento in cui è chiamato fuori da una realtà turbativa, guardandola senza coinvolgimenti rischiosi.

Uscire a Roma riserva sempre delle sorprese. I bassifondi edulcorati piacciono, sono un bisogno del cittadino che reclama per sé diritti esclusivi. La Roma seicentesca ha le stesse urgenze della Roma del ventunesimo secolo.

“Invaghitisi [molti] della sua maniera [di Caravaggio] l’abbracciavano volentieri, poiché senz’altro studio e fatica si facilitavano la via al copiare il naturale, seguitando li corpi vulgari e senza bellezza” (Bellori).

Il nudo attira sempre lo sguardo del malizioso e del pudico.

I devoti viaggiatori che arrivano a frotte nella Roma del 1600, dovevano restare senza fiato. A bocca aperta sono tutti i personaggi dei quadri e delle sculture barocche.

“Ma le regole del gioco sembrano in qualche modo sovvertite: si fa ricorso agli stereotipi e allo stesso tempo li si altera”.

Diverse sessioni musicali si svolgono asincrone nelle sale di Villa Medici.

La commistione tra reperto antico e i vivi è scritta nel destino di Roma millenaria. Un fiato a volte più pesante, a volte più leggero.

I cosiddetti Bamboccianti, capeggiati idealmente da Pieter Van Laer, “si sono appropriati della committenza della clientela facoltosa, ostacolando gli interessi economici dei pittori affermati” (Eduard A. Safarik – vai al sito)

Il paesaggio è pieno di rifiuti antichi, agli occhi del turista pieno di vestigia antiche tra rifiuti moderni.

Il passato e il futuro attraggono poco il Barocco.

Bartolomeo Manfredi, Nicolas Régnier, Simon Vouet, Valentin de Boulogne,  Pieter van Laer, Pietro Paolini, Cornelis van Poelenburgh.


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I BASSIFONDI DEL BAROCCO.

LA ROMA DEL VIZIO E DELLA MISERIA IN MOSTRA ALL’ACCADEMIA DI FRANCIA DI VILLA MEDICI.

di
Maria Isabella Safarik

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I bassifondi del Barocco MIS PDF

ESCHER. LA MOSTRA AL CHIOSTRO DEL BRAMANTE A ROMA DEDICATA AL FAMOSO INCISORE E GRAFICO OLANDESE

Escher, Sfera (Autoritratto)

Escher. Mano con sfera riflettente (Autoritratto)

10 motivi per vedere la mostra di Escher

  1. E’ meglio dei pittori di Piazza Navona.
  2. Il Chiostro del Bramante ha meno scale del Palazzo delle Esposizioni a Via Nazionale.
  3. Puoi rubare l’audio guida a tuo figlio e sentire la storia degli scarabei stercorari.
  4. Nei giochi interattivi di illusione ottica c’è sempre un turista più inetto di te.
  5. Puoi lamentarti della cervicale dopo aver visto le scale impossibili della Relatività.
  6. Puoi contraddire chi dice che Escher è un pittore o un architetto.
  7. L’anziana signora alla cassa del bookshop che ti accusa di rallentare la fila perché hai chiesto delle forbici per togliere la pellicola del catalogo.
  8. Il menù Escher: riso nero e pollo al limone. Ora sai cos’è e gli puoi mandare Gordon 
Ramsay mentre vai a pranzo dal cinese.
  9. Sei già nel Triangolo delle Bevute.
  10. Puoi leggere il mio articolo ed essere in disaccordo.

Dialogo

♦   Stavo leggendo di Escher.

   Escher chi?

♦   Quello delle scale!

   Quali scale?

♦   Quelle impossibili.

    Io prendo l’ascensore!

♦   Sei un comico..dovresti fare Zelig. Sto parlando di arte.

   Ah, sai che non mi ci ritrovo. Sono nel commerciale.

♦   Ma ti piace l’arte?

   A chi non piace!

♦   Escher è uno che disegnava un sacco.

   Anche mio figlio disegna sempre.

♦   Ecco il comico che c’è in te. Comunque è morto nel 1972.

   Mi dispiace. Potremmo fare un duo comico.

♦   Che ne dici se sabato andiamo a vedere la mostra?

   Può essere un’idea.


ESTRATTO

Escher trova noioso che il mondo costruito dall’uomo sia prevalentemente rettangolare. Le nostre stanze sono irritanti con tutti quegli angoli rettangoli, perché purtroppo il nostro tiranno è la forza di gravità: ovunque tranne che nel suo universo grafico.

Il visitatore all’ingresso della Mostra può smettere di preoccuparsi del ‘non sapere cosa aspettarsi’ e aprirsi alla semplice meraviglia.

E’ una scala o è una scala allegorica?

Una semplice domanda è sempre possibile e legittima di fronte all’arte: mi piace?

Escher scrive sui poliedri regolari: “Essi simbolizzano il desiderio di armonia e di ordine dell’uomo, ma nello stesso tempo la loro perfezione desta in noi il senso della nostra impotenza”,  perché essi esistevano sulla terra prima della comparsa dell’uomo.

L’olandese conosce molto bene la natura, la scienza e la geometria per manipolarle con tanto garbo, sorprenderci e sorprendersi.

“Quasi tutto quello che costruiamo e formiamo – case, stanze, armadi, tavoli, sedie, letti, libri – sono essenzialmente delle scatole rettangolari. Sono terribilmente noiose e irritanti quelle pareti delle nostre stanze, sempre con gli stessi vecchi angoli di 90°. La nostra unica consolazione è che non possiamo farne a meno. Non è colpa nostra; ci piaccia o meno dobbiamo obbedire alla forza di gravità, il nostro tiranno.”

L’effetto voluto da Escher è di far crollare il suo pubblico seduto su un gradino colto da atroci dubbi. Gioca a fare David Copperfield, il mago che fece sparire la Statua della Libertà.

Gli artisti visionari propongono il nuovo e il bello alla continua ricerca della meraviglia.


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