Impressionisti, la mostra calderone al Vittoriano

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Il gatto che sorride nell’abbraccio: il particolare che colpisce al cuore. La mostra nel suo insieme.. una schifezza. La concentrazione su un dettaglio, soprattutto quando si parla di arte ottocentesca e “impressionisti” è la scappatoia all’organicità completamente assente. Metti insieme un po’ di carne, aromi, acqua, sale e pepe senza far attenzione alle dosi, senza assaggiare e nel calderone avrai un brodo insulso pieno di pezzettoni galleggianti.

Il gatto della strega se la ride. Divento una strega quando devo relazionarmi con ciò non mi piace. Chi l’ha detto che un critico debba mantenere calma e sangue freddo? Nessuno appunto (Sgarbi docet).

Sono tranciante nel giudizio negativo su “Dal Musée d’Orsay. IMPRESSIONISTI Tête à tête”  (Roma, Museo del Vittoriano, fino al 21 febbraio 2016). Anche le opinioni nell’aria mi sconfortano. Gli ignari si appigliano ai cliché di tratti, punti, linee e colori, gli smaliziati non risparmiano aggettivi rubati al turpiloquio da strada.

I visitatori escono confusi e perplessi. Deludere le aspettative proprio sulla corrente artistica “che non delude mai” mi impressiona. Cosa è successo? Gli organizzatori hanno preso una cantonata, ingannati dalla falsa credenza che gli impressionisti piacciono anche ai bambini, sono appassionanti a prescindere. Le gallerie di ritratti innanzitutto hanno una situazione d’elezione, il lungo corridoio. Uno accanto all’altro, appesi alla giusta altezza beneficiando della quantità e della prospettiva sono interessanti. Una location a camere concentriche su più piani porta gli osservatori a osservarsi l’un l’altro, raramente una simile scelta paga, tranne se ci si trova in gallerie di palazzi tra stucchi, finestre, specchi. Non ho colto il senso. Il legame espositivo potevo impegnarmi a cercarlo, ma non funziona così: il piacere deve arrivare naturalmente al fruitore, creato ad arte dal tecnico museale. La domenica mattina sarei potuta andare all’Ikea! Sono seria. Un dramma.

Impressionisti tête à tête: la mostra peggiore per iniziare l’anno. Una galleria di ritratti ottocenteschi raffazzonata, lontano dallo spirito impressionista. Il salon de refuse e dell’automne furono tutt’altro. I ritratti sono opere su commissione, l’impressione non si commissiona. Renoir, Boldini, Cabanel, Manet, Cézanne, Degas, Bazille, Pissarro, Morisot, Rodin..ecc. un calderone a cavallo tra 800 e 900. Cabanel e Boldini sono impressionisti? La storia non me la ricordavo così.

  • Ti è piaciuta la mostra?
  • No
  • Perché?
  • Fuori tema
  • Aspettative deluse
  • Era una mostra di ritratti
  • Un’opera ti ha colpito?
  • Ogni felicità di Alfredo Stevens

(A.E., visitatore)

L’altalena di Renoir, La donna con caffettiera di Cézanne e poi.. un cartellone “esplicativo”. Ciò che ho letto ha scatenato il mio profondo disgusto per chi distrugge la sintassi, parla d’arte a sproposito e demotiva anche l’amatore d’arte indefesso. Modernità è il titolo, oscurantismo quel che viene in mente. Non sugli artisti dell’Ottocento, ma sulle mostre  Duemila. Dal “e” verbo che manca di accento della prima riga al seguente delirio linguistico: esempio di cose da non scrivere.

MODERNITA’. Il rinnovamento dell’arte del ritratto messo in atto dall’impressionismo e (??? sic! i.e. è) una chiave di lettura fondamentale della conquista della modernità in pittura intrapresa dalle avanguardie (???) di inizio del XX secolo (???). È difficile parlare (???) di ritratto nel trattare le rappresentazioni di persone eseguite da Cézanne nella sua fase tardiva (???). Tuttavia, l’interesse di Cézanne è altrove (???), volto a una ricerca formale di strutturazione dello spazio sperimentata in tutti i generi affrontati paesaggio, nudo e ovviamente natura morta (???). “Tutto in natura deve essere trattato con il cilindro, la sfera, il cono”(???) confida in una lettera all’amico Emil Bernard. Così facendo Cézanne lascia da parte tutto ciò che è aneddotico e sentimentale (???) per dare un indiscutibile primato alle forme anche quando dipinge Giocatore di carte. La massiccia alta figura della Donna con caffettiera e il modo in cui si staglia nella pesante porta sullo sfondo non cancellano (???) tuttavia la personalità e le origini sociali della modella. Questa donna dalle mani forti è infatti senza alcun dubbio, un’operaia (???) che lavora alla tenuta familiare di Jas de Bouffan, a Aix-en-Provence c’è Felix. […]

Guardate sotto. La foto prova che è tutto vero! Sorvolo la contestazione di ogni singolo punto. Un tête à tête tra ignoranza e idiozia.

Sullo scalone di accesso (lato sinistro) alle sale espositive del Vittoriano una nicchia svela la trascuratezza. Un ombrello, una presa divelta e pezzi di vetro rotto. L’lluminazione valorizza il tutto. In cima alla salita un quadro-manifesto-dipinto-foto di atelier d’artista senza senso apparente..senza senso reale. Hanno questa mania, in occasione della mostra sugli Armeni (lato espositivo destro) c’era Italo Calvino ad aprire quella su Morandi.

La cosa più grave che io ho sempre adorato l’Impressionismo, adesso non ho più voglia di Impressionisti qui a Roma. Trattateli meglio dei loro contemporanei!

Alfred Stevens (1823-1906) “si direbbe quasi impressionista” (Wikipedia), infatti il suo stile inizialmente accademico cede a qualche concessione più liberale, grazie ai contatti con Manet e la sua cerchia di amici. Direi che non è un impressionistasolo perché vive nell’epoca degli impressionisti e scrisse un libello sull’impressione in pittura. Il dipinto Ogni felicità è intrigante. La composizione soppesata alla luce delle direttive della pittura accreditata alla corte.

Pierre-Auguste Renoir (1841-1919) ritrae Julie Manet con gatto nel 1886. Questo sembra abbastanza impressionista. Leggi anche L’altalena e il blu.

Giovanni Boldini (1841-1931) è critico d’arte e mecenate dei Macchiaioli, durante un viaggio a Parigi conosce Manet e Degas all’Esposizione Universale, dove viene accompagnato da Emil Zolà. E’ un pittore “ultra chic” Berenson, cit in Wikipedia, ad vocem non lo si definisce impressionista, bisogna entrare in Impressionismo italiano per trovarlo nei cosiddetti “impressionisti franco-italiani”). E’ di una generazione successiva a Renoir e company. Le donne longilinee e modaiole di Boldini sono visioni incantevoli, il Ritratto di Madame Charles Max non fa eccezione.

Alexandre Cabanel (1823-1889), pittore di storia, di genere e ritrattista fu “nemico del Naturalismo e dell’Impressionismo” (Wikipedia). La nascita di Venere vince nel 1863 il Salon, esposizione di opere ufficale di Parigi, quando Le Déjeuner sur l’herbe di Manet venne respinta e gli artisti dissidenti organizzarono il Salon de Refusés. Generazione precedente a Renoir ed anche a Manet. Vedere un dipinto di Cabanel esposto accanto a Manet è un controsenso storico.

Berthe Morisot (1841-1895), pronipote di Jean-Honoré Fragonard (artista Rococo favoloso), sposò Eugene il fratello del caro amico Manet e continuo, unica donna, ad esporre alle mostre impressioniste dopo il 1879, si ammalò, morì giovane e venne sepolta nella tomba della famiglia Manet. Le sue vicende di donna e artista sono ben narrate nella Storia dell’Impressionismo di John Rewald.

Paul Cézanne (1836-1906), Donna con caffettiera non è la sua opera più commovente. Del resto Cézanne non è particolarmente sentimentale, gioca con le figure geometriche e quando lo fa è cubista. Il suo periodo impressionista è tra il 1872 e il 1877. Nel periodo giovanile ha copiato i classici i cinquecentesci veneti, i pittori da Caravaggio a El Greco e i moderni come Delacroix e Courbet. Affascinato dal Naturalismo, sfrutta l’Impressionismo per passare al costruttivo e ad un nuovo classicismo. Mi piacciono molto i tetti delle sue casette e la frutta.

Nella serra di Albert Bartholomé (1848-1928), ritratto strutturatissimo su tre piani prospettici, dettagliatissimo nell’abito e nelle piante è incantevole. Lo scultore affianca Degas e i suoi dipinti celebri sono due (secondo Wikipedia). Poco prolifico col pennello: peccato. “Questo ritratto, presentato al Salon della Société des artistes français del 1881, appartiene ad una corrente di opere d’ispirazione classica eseguite da autori che si sono rifatti sia ai procedimenti realistici che alle novità introdotte dall’impressionismo.” (cit. nel sito del Musee d’Orsay)

Frédéric Bazille (1841-1870), L’abito rosa (1864). L’atelier di Bazille alle Batignolles era punto di ritrovo del gruppo dei Refusé. Come capire se è impressionista? Premesso che è vietato fotografare in mostra e che mi assumo la responsabilità della deroga che mi concedo, ho guardato il dipinto da lontano, da vicino poi ho fatto una foto ottenendo tre impressioni luministiche nettamente diverse. Secondo me questo è impressionismo.

Alfred Stevens, Ogni felicità

Alfred Stevens, Ogni felicità

Frédéric Bazille, L'abito rosa

Frédéric Bazille, L’abito rosa

Fédéric Bazille, L'abito rosa, da vicino

Fédéric Bazille, L’abito rosa, da vicino

Pierre-Auguste Renoir, Julie Manet con gatto

Pierre-Auguste Renoir, Julie Manet con gatto

Edgar Degas, Ritratto di Hilaire de Gas

Edgar Degas, Ritratto di Hilaire de Gas


  


Mostra al Vittoriano Dal Musée d’Orsay, Impressionisti Tête à tête, SAM 2016

Mostra al Vittoriano Dal Musée d’Orsay, Impressionisti Tête à tête, SAM 2016

Mostra al Vittoriano Dal Musée d’Orsay, Impressionisti Tête à tête, SAM 2016

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