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Theodoor van Loon (1581 o 1582 – 1649), Matrimonio mistico di Santa Caterina d'Alessandria, Art Gallery, Perm (USSR), olio su tela, cm. 93x115

Caravaggismo ovunque

Questo quadro merita cinque minuti del tuo tempo. Sono Maria Isabella e oggi lo guardiamo insieme. 

Guardiamo il Matrimonio mistico di Santa Caterina d’Alessandria (Art Gallery, Perm, USSR, olio su tela, cm. 93×115) del caravaggista fiammingo Theodoor van Loon (1581 o 1582 – 1649) e scopriamo l’influenza di Borgianni come filtro per raccogliere quella di Caravaggio. I tessuti pesanti, lucidi, con pieghe profonde e quasi vitree, il naturalismo denso e quella luce che taglia le forme modellandole con sensibilità tattile, i personaggi monumentali e ingombranti, i volti pasciuti, la scena costruita “a fregio” dove le figure si prendono tutto lo spazio, i capelli ondulati e compatti con tocchi di luce radenti.

L’evento raffigurato non è una scena biblica, ma deriva dalle leggende agiografiche della Santa, nel momento in cui si impegna spiritualmente e fisicamente col Cristo, fino al sacrificio estremo. La spada è attributo di Santa Caterina, la quale riceve l’anello del Bambino,come la ruota dentata simbolo del martirio, la croce di canna di San Giovannino, la figura anziana è Sant’Anna. Mezze figure ravvicinate, chiaroscuro, colori saturi, fisionomie carnose, volume nei capelli e nei panneggi, composizione intimista della Sacra Famiglia.

Theodoor van Loon, probabilmente nato a Bruxelles, fu pupillo di Jacob de Hase a Roma nel 1602, è unpittore fiammingo descritto come “Theodorio Vallonio” nella parrocchia di San Lorenzo in Lucina a Roma nel 1607-8. Ritornato nelle Fiandre tra il 168 e il 1612, per ritornare in Italia alla fine del 1628, quando è documentato che lavora in Santa Maria dell’Anima fino all’anno successivo. Van Loon subisce forti influenze di Bassetti e Borgianni, rintracciabili attorno al 1610 e di Stormer a Roma attorno al 1630.

Le ombre profonde ed i riflessi quasi metallici, van Loon stesso ponte tra Naturalismo crudo italiano e solennità nordica. L’oscurità crea spazio, nello sfondo buio che fa esplodere le figure, la luce quasi violenta dai contrasti netti, dove volti, rughe e vesti sono molto definiti congiunge il “buio non così buio” di Caravaggio alla ricchezza cromatica di Borgianni nella Roma seicentesca avida di immagini sacre per proporci tutto in una scatola prospettica fotografica incredibilmente intima, senza distrazioni.

B. Nicolson, Caravaggism in Europe,Oxford 1979, vol. II, cat. n. 1409.

Didier Bodart, Une lettre inédite de Théodore van Looon, “Bulletins de l’Académie Royale de Belgique”  anno 1973,  55,  pp. 95-102.