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Manifesto (A) in Via Cola di Rienzo a Roma, post 1940. (Foto SAM). Avviso ufficiale della Regia Prefettura di Roma sull’oscuramento antiaereo della città, affisso dopo l’entrata in guerra dell’Italia nel 1940. Rimasto nascosto per oltre cinquant’anni sotto le vetrine del negozio Dickinson in Via Cola di Rienzo. Diritti foto M.I. Safarik, 17 maggio 2026

Il commerciante ebreo che ha salvato i manifesti di propaganda fascista del 1940 in via Cola di Rienzo a Roma

Via Cola di Rienzo. Tolte le vetrine. È uscito il 1940.

Domenica 17 maggio 2026, passeggiando nel quartiere Prati, ho notato che stavano smontando le vecchie vetrine di uno storico negozio di scarpe al civico 290, vicino al Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri. Da storica dell’arte mi occupo soprattutto di pittura del Seicento e del Settecento, ma ho occhio per le stratificazioni della memoria urbana romana. E infatti, sotto quelle vetrine anni Settanta, è emerso un vero archivio storico rimasto sigillato per oltre ottant’anni.

Sul muro sono riapparsi cinque fogli appartenenti a quattro diversi “avvisi” del periodo bellico, tutti databili intorno al 1940, anno dell’entrata in guerra dell’Italia.

La notizia, che ho documentato e pubblicato per prima sui social, ha avuto una diffusione enorme nel giro di poche ore. Dai video e dai post la vicenda è arrivata fino all’Ufficio del Sindaco di Roma, facendo intervenire la Polizia Locale e la Soprintendenza Speciale di Roma.

Il primo manifesto è un avviso ufficiale della Regia Prefettura di Roma relativo all’oscuramento parziale della città. Si leggono ancora le parole “REGIA PREFETTURA DI ROMA” e “COMITATO PROVINCIALE DI PROTEZIONE ANTIAEREA”. Era una misura di difesa civile pensata per impedire ai bombardieri nemici di individuare facilmente la città durante gli attacchi aerei. Roma doveva spegnersi. Finestre oscurate, insegne abbassate, luce ridotta al minimo.

Manifesto in Via Cola di Rienzo a Roma, post 1940. (Foto SAM). Avviso ufficiale della Regia Prefettura di Roma sull’oscuramento antiaereo della città, affisso dopo l’entrata in guerra dell’Italia nel 1940. Rimasto nascosto per oltre cinquant’anni sotto le vetrine del negozio Dickinson in Via Cola di Rienzo. Diritti foto M.I. Safarik, 17 maggio 2026
Manifesto (A) in Via Cola di Rienzo a Roma, post 1940. (Foto SAM). Avviso ufficiale della Regia Prefettura di Roma sull’oscuramento antiaereo della città, affisso dopo l’entrata in guerra dell’Italia nel 1940. Rimasto nascosto per oltre cinquant’anni sotto le vetrine del negozio Dickinson in Via Cola di Rienzo. Diritti foto M.I. Safarik, 17 maggio 2026

Il secondo gruppo è composto da manifesti di propaganda irredentista su Malta. Uno dei testi si apre con “Maltesi d’Italia! Italiani di Malta!” ed è firmato dal “Comitato d’Azione Maltese”. Il linguaggio è fortemente anti-inglese e invita gli studenti e i cittadini maltesi a unirsi all’Italia fascista contro il dominio britannico. Ancora oggi si leggono frasi come “Malta si ricongiungerà alla sua Madre Patria” e gli slogan finali “W Malta! W l’Italia!”. Foto (B1, B2, C)

Manifesto in Via Cola di Rienzo a Roma, post 1940. (Foto SAM). Manifesto 5. I difensori della Francia, manifesto satirico e razzista della propaganda fascista databile intorno al 1940. Il poster derideva l’esercito francese per l’impiego di truppe coloniali africane, utilizzando stereotipi razziali tipici della propaganda del regime. Rimasto nascosto per oltre cinquant’anni sotto le vetrine del negozio Dickinson in Via Cola di Rienzo. Diritti foto M.I. Safarik, 17 maggio 2026
Manifesto (B) in Via Cola di Rienzo a Roma, post 1940. (Foto SAM). Manifesto “Maltesi d’Italia! Italiani di Malta!”, firmato dal Comitato d’Azione Maltese. Propaganda irredentista del periodo bellico rivolta agli studenti e ai cittadini maltesi contro il dominio britannico Rimasto nascosto per oltre cinquant’anni sotto le vetrine del negozio Dickinson in Via Cola di Rienzo. Diritti foto M.I. Safarik, 17 maggio 2026

Il terzo manifesto è forse il più violento sul piano iconografico. Si intitola I difensori della Francia ed è un poster satirico e razzista della propaganda fascista. Raffigura un dignitario africano con una specie di corona applicata sul cappello  con cimiero di piume e paramenti nei colori della bandiera francese, utilizzato per deridere l’esercito francese colpevole, agli occhi della propaganda dell’epoca, di impiegare truppe coloniali africane. Il messaggio era chiarissimo: presentare il nemico come “inferiore” e “non bianco”, facendo leva sul razzismo coloniale del regime.

I difensori della Francia, manifesto satirico e razzista della propaganda fascista databile intorno al 1940. Il poster derideva l’esercito francese per l’impiego di truppe coloniali africane, utilizzando stereotipi razziali tipici della propaganda del regime.
Manifesto (D) in Via Cola di Rienzo a Roma, post 1940. (Foto SAM). Manifesto 5. I difensori della Francia, manifesto satirico e razzista della propaganda fascista databile intorno al 1940. Il poster derideva l’esercito francese per l’impiego di truppe coloniali africane, utilizzando stereotipi razziali tipici della propaganda del regime. Rimasto nascosto per oltre cinquant’anni sotto le vetrine del negozio Dickinson in Via Cola di Rienzo. Diritti foto M.I. Safarik, 17 maggio 2026

La cosa più sorprendente è il loro stato di conservazione.

Per cinquant’anni nessuno li ha visti perché erano rimasti letteralmente sigillati dietro le vetrine del negozio Dickinson, aperto nel 1976. La struttura commerciale anni Settanta, con le sue vetrine orizzontali a nastro e il rivestimento in doghe di legno, aveva creato un’intercapedine protetta dalla luce, dalla pioggia e dallo smog.

Ma non è solo questo. La straordinaria conservazione dipende probabilmente anche dalla colla naturale utilizzata all’epoca per affiggere i manifesti. Le colle a base di amido o farina, penetrando nella pietra calcareo-cementizia del palazzo, hanno creato una reazione chimica che ha neutralizzato l’acidità della carta a pasta di legno, bloccando in parte la corrosione dell’inchiostro. 

Ed è qui che la vicenda assume un significato quasi simbolico.

La ragione sociale del negozio era “DICKINSON S.A.S. DI UMBERTO SONNINO”, come da registrazione alla Camera di Commercio. Umberto Sonnino apparteneva a una storica famiglia ebrea romana. Un commerciante ebreo che nel 1976 apre il proprio negozio e, senza volerlo o forse volendolo più di quanto possiamo sapere, copre e salva per mezzo secolo manifesti della propaganda fascista, coloniale e razzista.

Li voleva nascondere o proteggere?

Forse entrambe le cose. Non siamo nella testa del  Sor Sonnino, uomo tutto d’un pezzo, famoso perché non si separava mai dal suo cappello borsalino. Posso ipotizzare che non li volesse vedere, ma ne avesse compreso l’importanza storica e volesse conservare la memoria delle persecuzioni del popolo ebraico ad opera del Regime fascista. Il carico satirico, razzista ed insieme di resistenza tutto insieme incollato su un muro romano. Mentre al giorno d’oggi le notizie e le ideologoie si diffondono sui giornali, nei telegiornali, sui social e per strada come chiacchiericcio e pettegolezzi da bar dell’opinione pubblica, nel 1940 pochi avevano la radio o sapevano leggere il giornale, l’attualità si incollava sui muri, in gran quantità, stampata su fogli di carta.

Da romana, questa storia mi colpisce profondamente. La comunità ebraica romana ha una vocazione antichissima alla conservazione della memoria, perché la memoria, per gli ebrei di Roma, non è mai stata un fatto astratto. È sopravvivenza. È testimonianza. È il rifiuto dell’oblio.

E allora quel gesto pratico e commerciale del 1976 assume oggi un significato ulteriore. Le vetrine hanno nascosto quei manifesti alla vista pubblica, ma nello stesso tempo li hanno sottratti al deterioramento e alla distruzione. Li hanno trasformati involontariamente in una capsula del tempo.

Oggi quei fogli non sono più strumenti di propaganda. Sono documenti storici. Sono tracce materiali della guerra, della paura dei bombardamenti, del colonialismo fascista, della macchina ideologica del regime. Sono pezzi fragili di memoria urbana romana sopravvissuti sotto gli occhi di tutti.

La loro collocazione originale fa parte del loro valore culturale. Non sono semplicemente “manifesti”. Sono manifesti ancora sul muro dove vennero affissi ottant’anni fa, sul marciapiede dove i romani passavano durante la guerra.

Dopo la pubblicazione dei miei video, la Soprintendenza Speciale di Roma ha preso in carico la vicenda, ma al momento i manifesti sono ancora esposti alle intemperie e necessitano di una protezione immediata. Trattandosi di reperti con più di 70 anni, la legge ne vieta il distacco selvaggio. Gli esperti valuteranno se restaurarli e proteggerli *in loco* con una nuova bacheca o se staccarli per musealizzarli. È fondamentale tutelarli perché la memoria storica non è fatta solo di grandi monumenti, ma anche di questi fragili pezzi di carta che raccontano la quotidianità della guerra, della difesa civile e della macchina della propaganda direttamente sui muri dove i nostri nonni camminavano.

Lo stesso manifesto che io guardo adesso, lo guardava una donna nel 1940.

Il primo articolo di la Repubblica sulla vicenda è stato pubblicato il 19 maggio 2026 con il titolo Manifesti di guerra in via Cola di Rienzo, memoria da conservare, di Lorenzo Grassi https://roma.repubblica.it/cronaca/2026/05/19/news/manifesti_guerra_via_cola_di_rienzo_memoria_da_conservare-425355201/

Il 21 maggio 2026 la Repubblica ha pubblicato anche il video-intervista dedicato alla mia scoperta e alla mia ricostruzione storica, dal titolo La storica dell’arte che ha scoperto i manifesti anni ’40 a Roma: “Sono stati protetti o nascosti?” (con video intervista), di Serena Curci. https://roma.repubblica.it/cronaca/2026/05/21/video/la_storica_dellarte_che_ha_scoperto_i_manifesti_anni_40_a_roma_sono_stati_protetti_o_nascosti-425360410/

Instagram: Maria Isabella Safarik https://www.instagram.com/isagatto/

Manifesto (C) in Via Cola di Rienzo a Roma, post 1940. (Foto SAM). Manifesto “Maltesi d’Italia! Italiani di Malta!”, firmato dal Comitato d’Azione Maltese. Propaganda irredentista del periodo bellico rivolta agli studenti e ai cittadini maltesi contro il dominio britannico Rimasto nascosto per oltre cinquant’anni sotto le vetrine del negozio Dickinson in Via Cola di Rienzo. Diritti foto M.I. Safarik, 17 maggio 2026
Manifesto (C1) in Via Cola di Rienzo a Roma, post 1940. (Foto SAM). Manifesto “Maltesi d’Italia! Italiani di Malta!”, firmato dal Comitato d’Azione Maltese. Propaganda irredentista del periodo bellico rivolta agli studenti e ai cittadini maltesi contro il dominio britannico Rimasto nascosto per oltre cinquant’anni sotto le vetrine del negozio Dickinson in Via Cola di Rienzo. Diritti foto M.I. Safarik, 17 maggio 2026