Pokemon Go: caccia ai luoghi d’interesse storico artistico.

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“Pare Na Chiesa”, Piazza di Campo Marzio, ingresso laterale della Chiesa e Monastero di Santa Maria in Campo Marzio, foto SAM da App Pokemon Go

Tutti a caccia di Pokemon! Ebbene c’è un risvolto positivo, anche per quelli che non hanno acquistato le azioni della Nintendo. Col mio fedele Iphone al guinzaglio passeggio velocemente per le vie di Roma per solite e insolite commissioni. L’applicazione Pokemon Go aperta a consumare tutta la batteria. In Piazza di Campo Marzio si apre il Pokestop “Pare Na chiesa”, dietro Palazzo Chigi. Ho iniziato a giocare a Pokemon Go per svago, curiosità e nostalgia della prima versione per Game Boy della Nintendo, oggi società in incredibile ascesa per il lancio del primo gioco in realtà aumentata, in cui cioè la partita si svolge sulla mappa reale sfruttando la geolocalizzazione GPS degli smartphone e visualizza gli elementi di gioco su sfondo ripreso in diretta dalla fotocamera. La ricerca dei Pokestop, dove ottenete strumenti di gioco, è divertente quanto quella la caccia ai mostriciattoli, anzi è una fonte sorprendente di spunti culturali. Pokemon Go ha un pregio culturale non indifferente. Fa uscire di casa i nerd pantofolai, incuriosisce alle bellezze della città, fa camminare chi mancava sinora di stimoli. I Pokestop sono dislocati variamente in tutto il mondo, persino a Città del Vaticano, e i ragazzi che il team di sviluppatori ha sguinzagliato per selezionali si è divertito a scovare scorci e piccole chicche a cui non facciamo caso accanto ai monumenti più famosi. Edicole votive, murales, tombini, targhe d’ottone, edifici curiosi, amenità varie. Con grande ispirazione colui che ha nominato il sito in foto era romano e ha colto nel segno: “pare Na chiesa” (sembra una chiesa). Già..pare, ma che cos’è? Solleticata dalla sfida culturale, probabilmente lasciando scappare Pikachu e simili, mi sono messa a curiosare per capire di cosa si tratti. È una un chiesa. Da Piazza Montecitorio, imboccando Via degli Uffici del Vicario sulla quale si affaccia la storica gelateria Giolitti, tra case sei-settecentesche si arriva a Piazza in Campo Marzio, dove sorge, con ingresso laterale, la Chiesa di Santa Maria della Concezione in Campo Marzio, cattolica orientale di culto antiocheno (Guida rossa di Roma, Tourin Club Italiano).

La facciata della chiesa è preceduta da un cortile interno del monastero, a cui si accede lateralmente da piazza Campo Marzio e presenta un portico inferiore a tre arcate. Nel cortile è conservata una lapide, che invita le donne a lavare bene le proprie coscienze così come lavano i loro panni: «Le consiencie monde aver curate / sì come panni bianchi qui voi fate. » (C. Rendina, Le Chiese di Roma, Newton & Compton Editori, Milano 2000, p. 233). L’interno presenta una pianta a croce greca con braccio longitudinale più allungato ed è coperto da una cupola ovale all’incrocio dei bracci, sorretta da un grande tamburo, nel quale si aprono quattro oculi, e sormontata da un lanternino. Vi si conservano una Deposizione di Cristo di Baccio Ciarpi, del secondo decennio del Seicento, già presente nella chiesa cinquecentesca, tele con Storie di san Benedetto di Lazzaro Baldi, datate al 1685-1688, dipinti di Luigi Garzi, datati al 1686-1687. Il catino dell’abside è stato affrescato da Placido Costanzi intorno al 1730. Sull’altar maggiore è ospitata l’immagine della Madonna avvocata, del XII o XIII secolo. (Wikipedia, ad vocem Chiesa di Santa Maria della Concezione in Campo Marzio).

Le origini della chiesa e del monastero annesso, secondo la tradizione, sono connesse con il conflitto fra gli iconoduli e gli iconoclasti nell’impero bizantino: nell’VIII secolo alcune monache basiliane, scappate da Costantinopoli, avrebbero portato a Roma, con altre reliquie, il corpo di san Gregorio Nazianzeno, e sarebbero state insediate da papa Zaccaria (741 752) in questa parte del Campo Marzio, dove avrebbero fondato un convento con annessa una cappella dedicata a Maria. Il corpo di san Gregorio sarebbe stato posto in un oratorio presso la chiesa. Tra il 1562 e il 1564 la badessa Chiarina Colonna fece costruire una nuova chiesa al posto dell’antica cappella e dell’oratorio di San Gregorio, accessibile sia dal convento che dall’esterno. La chiesa venne dedicata a Santa Maria in Campo Marzio. Si trattava di un edificio a navata unica e con abside rettangolare sul fondo. Il corpo di san Gregorio venne poi traslato nel 1580 in San Pietro in Vaticano. Nel Seicento il convento venne ingrandito e sistemato con lavori conclusi intorno al 1660, sotto la direzione di Carlo Maderno e Francesco Peparelli. La chiesa cinquecentesca venne completamente ricostruita per volontà della badessa Maria Olimpia Pani, su progetto di Giovanni Antonio De Rossi. Durante gli scavi per l’ampliamento del monastero (1777) fu scoperta la colonna che nel 1856 fu posta in piazza di Spagna per servire come base alla statua della Madonna immacolata, a ricordo del dogma appena proclamato da papa Pio IX. Durante il periodo napoleonico la chiesa fu sconsacrata a adibita a sede del lotto. Fu riaperta al pubblico nel 1816, e oggi è officiata con il rito siro-antiocheno. È sede della procura presso la Santa Sede del Patriarcato di Antiochia dei Siri.

E’ una Chiesa. Per la precisione la facciata dell’ingesso laterale della Chiesa e Monastero di Santa Maria in Campo Marzio, facciata a timpano sorretta da due colonne con rifacimenti de XVIII sec. e lanterna (foto Street View Google Maps), trasformata in chiesa barocca nel 1668-85, l’interno consta di un’imponente croce greca con sette altari e l’originale cupola ellittica senza tamburo.

Carlo Maderno: il nome cosa vi ricorda? Il famoso architetto autore della facciata e della navata longitudinale della Basilica di San Pietro a Roma (1608) inserite sull’impianto e la cupola da Michelangelo disegnata poi realizzata da Giacomo della Porta. La facciata petrina di Maderno fu molto criticata per la mancanza di campanili, esclusi per un problema strutturale, l’eccessiva lunghezza e, soprattutto la caratteristica di impedire la visione della cupola da vicino. “Pare ‘na chiesa” anche San Pietro: scrive Le Corbusier che “il reale scopo dell’edificio era la cupola: essa fu celata! La cupola aveva un rapporto coerente con le absidi: sono state celate”.

La lanterna di Santa Maria in Campo Marzio è celata se si arrriva da Via della Stelletta. Wikipedia tralascia di citare l’opera di Giacomo della Porta nella realizzazione della chiesa accanto a Maderno e Peparelli. La cupola di San Pietro è celata. Celati sono anche il monastero e chiesa in Campo Marzio. Forse che essere “Chiesa” a Roma è riduttivo? Roma è un “urbi et orbi” inclusivo  che abbraccia confessioni, storie, arti, potere temporale e spirtituale, architetture tra cui Rinascimento e Barocco se la giocano in finale. Da dove ero partita per finire con questo excursus? Ah già dai Pokemon.

Piazza di Campo Marzio,

Piazza di Campo Marzio, “Pare ‘na Chiesa”, ingresso laterale della Chiesa e Monastero di Santa Maria in Campo Marzio, foto Street View Google Maps

Piazza di Campo Marzio,

Piazza di Campo Marzio, “Pare ‘na Chiesa”, ingresso laterale della Chiesa e Monastero di Santa Maria in Campo Marzio, facciata a timpano con rifacimenti de XVIII sec. e lanterna, foto Street View Google Maps

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