Questo quadro merita cinque minuti del tuo tempo. Sono Maria Isabella e oggi lo guardiamo insieme.
Immaginate di varcare la soglia di una stanza dove le pareti cessano di essere muri per diventare finestre spalancate su mondi infiniti. Il dipinto di David Teniers il Giovane (1610–1690) è esattamente questo: un’esplosione di colori, storie e cornici dorate che si arrampicano fino al soffitto, sfidando la gravità. Non siamo di fronte a una semplice celebrazione della ricchezza, ma al sogno di ogni amante dell’arte: un intero museo catturato in un’unica tela. Teniers, pittore di corte e responsabile della collezione dell’arciduca Leopoldo Guglielmo d’Asburgo, costruisce qui un vero gioco di prestigio visivo che ancora oggi lascia a bocca aperta.
David Teniers il Giovane (1610-1690), L’arciduca Leopoldo Guglielmo nella sua galleria di pittura a Bruxelles (1647-1651), olio su tela cm. 104,8 cm × 130,4, Madrid, Prado
Dal punto di vista tecnico, il quadro è un piccolo miracolo di pittura del dettaglio. Osservando la superficie della tela si nota la maestria quasi illusionistica con cui Teniers dipinge il “quadro nel quadro”. Ogni minuscola tela appesa alla parete non è un semplice abbozzo, ma una riproduzione riconoscibile di opere presenti nella collezione dell’Arciduca. Nonostante lo spazio ridotto si distinguono le composizioni dei maestri italiani, le atmosfere veneziane e i chiaroscuri drammatici che nel Seicento affascinavano i collezionisti del Nord Europa. È come se Teniers avesse trovato il modo di comprimere la realtà: con un solo sguardo possiamo attraversare una raccolta che oggi richiederebbe ore di visita nelle sale di un grande museo.
La meraviglia visiva nasce anche dal modo in cui le opere sono esposte. I dipinti non sono distanziati come nei musei moderni, ma ricoprono interamente le pareti secondo l’allestimento tipico delle quadrerie seicentesche, dove le tele si accostano l’una all’altra formando una superficie continua di immagini. Al centro della scena l’arciduca Leopoldo Guglielmo passeggia con naturalezza aristocratica tra i suoi tesori, accompagnato da cortigiani e visitatori.
Il vero tocco di vita sta però nei dettagli quotidiani: i quadri appoggiati a terra, alcuni ancora da sistemare, i piccoli cani che si muovono sul pavimento di legno della galleria. Sono elementi che smorzano la solennità della scena e trasformano la visita in un momento quasi domestico. Lo spettatore ha l’impressione di essere stato ammesso in una visita privata, mentre la collezione prende forma sotto i suoi occhi.
Un altro aspetto affascinante è il modo in cui Teniers gestisce la luce. Non si limita a illuminare l’ambiente della galleria, ma sembra accendere una luce diversa per ogni singola miniatura, restituendo a ciascun dipinto la propria atmosfera. È una dichiarazione d’amore per la pittura e allo stesso tempo una celebrazione del collezionismo aristocratico del Seicento. In queste sale ideali l’arte non è soltanto decorazione, ma uno strumento di prestigio culturale e politico.
Non a caso Teniers fu anche l’autore del Theatrum Pictorium, pubblicato nel 1660, il primo catalogo illustrato di una collezione pittorica europea. Guardare oggi questa tela significa quindi osservare non solo una scena di vita di corte, ma anche una sorta di catalogo visivo del collezionismo seicentesco. Ci si ritrova quasi a desiderare di allungare la mano e sfiorare una di quelle cornici dorate, partecipando per un momento a quel banchetto di immagini che Teniers ha saputo fissare sulla tela per l’eternità.
Nel Seicento, possedere un’opera di Giorgione (1478–1510) (leggi l’articolo) era il sogno proibito di ogni collezionista, ma trovarne una autentica era già allora una missione quasi impossibile. Come documentato da Stefania Mason nel saggio “By the true hand of this master very few things are seen. Giorgione in Venetian Collections”, il genio di Castelfranco era un fantasma inseguito dai mercanti di tutta Europa. Emblematiche sono le parole di Paolo del Sera che, nel 1658, confessava con rassegnazione al Cardinale Leopoldo de’ Medici: “di mano di questo maestro pochissime sono le cose che si vedono”.
Questa estrema rarità spingeva i capolavori in un perenne limbo, dove l’attribuzione cambiava continuamente tra grandi nomi. È il caso del Ragazzo con l’elmo, che nell’inventario di Bartolomeo della Nave era riferito addirittura a Raffaello. Studiare Giorgione significa immergersi in un labirinto di trattative segrete e nobili malinconici, come Andrea Vendramin, che nel suo testamento descriveva la propria raccolta come un “onorato e prezioso adornamento” della casa, nonostante le tribolazioni che lo tormentavano. Dai salotti veneziani di Casa Marcello, dove splendeva la Venere dormiente, fino alle rotte internazionali verso Londra e Vienna, ogni dipinto di Giorgione non è stato solo arte, ma un simbolo di prestigio capace di segnare per sempre la storia del gusto europeo.
Tra le caratteristiche più singolari della fortuna critica di Giorgione vi è la precoce consapevolezza della rarità delle sue opere autentiche. Già nel XVII secolo gli intenditori veneziani e i collezionisti europei sembrano perfettamente consapevoli che i dipinti realmente autografi del maestro fossero pochissimi e difficili da reperire. Questa consapevolezza emerge chiaramente da una lettera inviata nel 1658 dal mercante e consulente d’arte Paolo del Sera al cardinale Leopoldo de’ Medici, una figura centrale del collezionismo fiorentino.
Del Sera, che operava a Venezia come intermediario per il cardinale, descrive nella lettera la difficoltà di trovare opere autentiche di Giorgione. Nonostante fosse uno dei consulenti più informati del cardinale e avesse grande esperienza sia come mercante sia come collezionista, egli lamentava che “della vera mano di questo maestro si vedono pochissime cose”. L’osservazione è significativa perché testimonia come, a circa un secolo e mezzo dalla morte dell’artista, il suo catalogo fosse già percepito come estremamente limitato e quasi leggendario.
Il mercato veneziano dell’epoca era infatti popolato da copie, repliche e varianti di composizioni attribuite a Giorgione, circostanza che rendeva ancora più complessa l’identificazione delle opere autentiche. La presenza di imitazioni era tale da generare episodi curiosi. Lo scrittore e teorico Marco Boschini racconta ad esempio che il pittore Pietro della Vecchia, noto per la sua abilità nel replicare lo stile dei maestri del Rinascimento veneziano, avrebbe addirittura scherzato attribuendosi un presunto autoritratto di Giorgione.
Del Sera non si limitava a commentare la scarsità delle opere, ma suggeriva anche al cardinale alcune possibili acquisizioni. Tra queste ricordava il ritratto di un vecchio, un autoritratto a mezza figura nel quale l’artista avrebbe tenuto tra le mani un teschio e persino un Cristo morto a grandezza naturale osservato da un angelo piangente. Tuttavia nessuna di queste opere riuscì ad attirare l’interesse del collezionista fiorentino.
Un episodio raccontato nella stessa lettera riguarda invece un dipinto su tavola raffigurante la Natività con i pastori, nel quale in lontananza si vedono i Magi con il loro seguito, architetture e un ampio paesaggio. Del Sera riferisce di aver trovato l’opera nelle mani di un certo Pietro e di averla considerata di grande qualità e ben conservata, sebbene il tempo ne avesse leggermente velato i colori. Nonostante queste qualità il dipinto fu restituito al proprietario perché non ritenuto adatto alla collezione del cardinale.
Per comprendere meglio la presenza delle opere giorgionesche nelle collezioni veneziane del XVI secolo gli studiosi fanno spesso riferimento alla celebre Notizia d’opere di disegno compilata tra il 1525 e il 1543 dal patrizio Marcantonio Michiel. In questo testo Michiel elenca quindici dipinti attribuiti a Giorgione presenti nelle raccolte private veneziane, uno dei quali appartenente allo stesso autore della lista. Sebbene le opere e i loro proprietari siano stati oggetto di numerose ricerche, resta ancora difficile ricostruire con precisione il percorso che ha portato quei dipinti dalle collezioni rinascimentali ai musei moderni o, in molti casi, alla loro scomparsa.
Il Seicento rappresenta in questo senso una fase cruciale. Le trasformazioni economiche della Serenissima e il progressivo mutamento del gusto collezionistico favorirono la dispersione di molte raccolte veneziane e la nascita di nuovi collezionisti, spesso stranieri, interessati ad acquistare opere attribuite a Giorgione. In questo processo il numero ridotto di dipinti certi dell’artista contribuì a rafforzarne il mito.
Le fonti cinquecentesche confermano questa situazione. Dopo Marcantonio Michiel, Giorgio Vasari ricorda alcune opere presenti nella collezione del patriarca Giovanni Grimani nel palazzo di Santa Maria Formosa. Anche Francesco Sansovino, nella sua guida di Venezia del 1581, menziona raramente gallerie di pittura, segno che il collezionismo lagunare dell’epoca era ancora fortemente orientato verso le antichità piuttosto che verso la pittura moderna.
Il quadro che emerge da queste testimonianze è quello di un artista la cui fama cresce rapidamente mentre le opere autentiche diventano sempre più rare. La difficoltà di distinguere i dipinti autografi dalle copie e dalle imitazioni ha accompagnato la fortuna critica di Giorgione per secoli, contribuendo a costruire l’immagine di un maestro quasi leggendario, presente nelle collezioni ma allo stesso tempo sfuggente.
G. Gruber, F. Del Torre Scheuch, M. Rukavina, “On the Collection History of Giorgione’s Viennese Paintings”, in Giorgione. Myth and Enigma, catalogo della mostra a Vienna, 2004
Stefania Mason, “By the true hand of this master very few things are seen”. Giorgione in Venetian Collections, in Giorgione. Myth and Enigma, catalogo della mostra a Vienna, 2004
Hans Vlieghe, Flemish Art and Architecture 1585–1700, Yale University Press, New Haven 1998
Kunsthistorisches Museum, Cataloghi della collezione dell’arciduca Leopoldo Wilhelm
David Teniers il Giovane, Theatrum Pictorium, Anversa 1660.
Gianni Morandi e Jovanotti al Festival di Sanremo 2022
Il potere aggregante del Festival in Italia è indiscutibile. Tutti vogliono criticare meglio degli altri (cit. C.K.). Dusilla Foer: “I Maneskin sono fighi, bravi, talentuosi, si divertono, sudano, si baciano, tutto quello che mi piace fare. E poi ringhiano…”
25 cantanti in gara
I più amati nelle prove: Ranieri, Noemi, La Rappresentante di Lista
Il tappeto rosso è diventato verde all’ingresso del teatro Ariston, ricorda le sfilate di Karl Lagerfeld per Chanel nel 2019
Gli stilisti: Moschino, Diesel, Armani, Balenciaga, Cavalli, Stella Mc Cartney, Gucci, Etro
Uno spazio pubblicitario durante il Festival di 15 secondi costa 200 mila euro
Drusilla Foer ricorda che amava Vacanze Romane dei Mattia Bazar e alle critiche di Mario Adinolfi e Co. Lche definisce la sua presenza sia faziosa risponde che una personalità estrosa, sfaccettata etrasversale, è sia simbolica che un antidoto alla noia.
Uno delle grandi questioni è l’omaggio dei fiori ai cantanti: alle donne, agli uomini o a entrambi. Amadeus riuscirà a sbrogliare questo nodo gordiano?
PRIMA SERATA
Conducono Amadeus e Ornella Muti
Achille Lauro – “Domenica”. Fisico sexy e sensuale, la canzone ricorda inizio Rolls Royce.
Yuman – “Ora e qui”. Un armadio di ragazzo con una voce soul ma testo direi misero.
Ornella Muti entra bellissima, ma titubante e canta “Non ho l’età”
Noemi – “Ti amo non lo so dire”. Torna a Sanremo per la settima volta. Bellissima e in forma, ma non si capisce dove finisce la pelle ed inizia il vestito.
Morandi – “Apri tutte le porte”. Morgan dichiara sul social vocale Clubhouse: “Il dente batte dove Clubhouse ride”, ma forse non ci è dato sapere a cosa si riferisse.
La Rappresentante di Lista – “Ciao ciao”. Look da scappati di casa, lei bella voce e testo.
Amadeus ricorda Tito Stagno. Ma secondo i social doveva mandare un saluto a Gigi D’Agostino che è malato.
Michele Bravi- “Inverno dei fiori”. Sembra la brutta copia di qualcuno. Andrà bene in radio
I Manesquin in total black cantano Zitti e Buoni. Siparietto triste di Amadeus che li va a prendere con una macchinetta da campo da golf. I violini dell’orchestra sono stupendi e pure il batterista Bellicapelli.
Massimo Ranieri – “Lettera di là dal mare”. Bisogna accontentare anche i Boomers. I social commentano “da perdere l’amore a perdere la voce nel giro di 25 anni”.
Mahmood e Blanco – Brividi. Fantastica interazione fra loro, ma maglia in velo è stravista. I social commentano i “due fregni spaziali”.
Sul palco ospiti Matteo Berrettini e Fiorello.
Ana Mena -Duecentomila ore. Carina lei, la melodia ricorda Vicki Cristina Barcelona del
Rkomi – “Insuperabile”. Vestito da biker della domenica, capelli usciti da un cespuglio, inizia la canzone con OneTwoTreeFour. La canzone è superabile
Manesquin cantano Coraline. Lui vestito con un completo oro e testo significativo. Alla fine anche gli uomini ricevono i fiori.
D’Argen D’Amico – “Dove si balla”. Viva il rosa! La balleremo!
Giusi Ferreri – Miele. Vintage, molto vintage.
Ospiti i Meduza. Protagonosti della scena della musica elettronica che scopriamo italiani.
SECONDA SERATA
Amadeus e Lorena Cesarini
Esce Sangiovanni. Ma io stavo ancora cenando
Gag di Amadeus al pubblico che gli grida “voce”, per scherzare sui problemi audio di ieri. Indossa una giacca Poltrone e Sofà
Arriva Lorena Cesarini, la co-conduttrice e tutti a chiedersi chi sia questa.
Giovanni Truppi canta Tuo padre, mia madre, Lucia. Vestito con la canotta di Zio Michele, e con una mesta canzone tipicamente sanremese.
Lorena Cesarini viene invitata a presentarsi ed è agitata come sembra al casting di un cortometraggio indipendente. Poi racconta la sua storia di ragazza nera con una vita modesta e il suo fronteggiare il razzismo.
Le Vibrazioni, Tantissimo. Adoro! Molto rock anche se invecchiati. Total black e qualche paillette. Mi è piaciuta dalla seconda strofa.
Spostano l’uscita di Emma dopo l’ospite Checco Zalone, con maglione a collo alto scuro da intellettuale. Laura Pausini annuncia che presenterà l’Eurovision con Mika e Cattelan
I social commentano: a noi italiani piace blastare per sentirci uniti.
Emma, Ogni volta è così. Outfit spettacolare, tranne per calze e scalpe. Dirige l’orchestra Francesca Michielin, la cantante! E chi se lo aspettava che fosse la New Vessicchio. Canzone bellissima, il simbolo della bernarda è fuori luogo. Manda baci ed il FantaSanremo impazzisce
Carlo Verdone ricorda dolcemente Monica Vitti.
Matteo Romano, Virale. Giovane, moderno, bello e bravissimo, sicuro di sé.
Iva Zanicchi, Voglio amarti. Nero e sbrillucicchii, ma la adoro. “Prenderti così per come sei senza troppa filosofia…”
Ditonellapiaga e Rettore, Chimica. Il potere del bianco nero, brano coinvolgente. Dito nella piaga o spina nel fianco?
Elisa, O forse sei tu. Vincitrice di 9 dischi d’oro, torna al Festival dopo 21 anni. Favolosa.
Fabrizio Moro, Sei tu. Bello come il sole, lo adoro dalla canzone Pensa, sulla mafia.
Checco Zalone nei panni del virologo.
Canta Ermal Meta dalla nave Costa Toscana. Orietta Berti, vestita di campionari di negozio di tessuti, lo presenta come Ermal MetaL.
Tananai. Sesso occasionale. Non so stavo cercando qualcosa di dolce in cucina
Elisabetta Canalis, sarda, parla della sua Liguria dagli Stati Uniti con sfondo di grattacieli.
Irama. Ovunque sei. Vestito col centrino della nonna, oppure è proprio la nonna di Irama.
Aka7Seven, Perfetta così. Completamente diverso dal ragazzetto di Amici, look da venditore di tappeti. Grande interpretazione.
Highsnob & Hu, Abbi cura di te. Per leggere il nome ho subaffittato un polmone. Poi li ho visti e ho pensato, qualcosa di nuovo, nei testi, nel look, persone del 2022, fluide. Dolce l’abbraccio finale tra loro, lunghissimo su “abbi cura di te”. E lui vuole i fiori, Ama corre!
Arisa e Malika Ayane ospiti per presentare lo Spazio Cortina Milano.
TERZA SERATA
Amadeus e Drusilla Foer
Ama ricorda che nel 1970 o giù di lì Mattarella assiste ad un concerto di Mina e gli fa riascoltare Grande Grande Grande, per il suo insediamento.
Primi in classifica ieri: Elisa, Mahmood e Blanco, La Rappresentante di Lista.
La Terza serata, avrà metà giuria demoscopica metà televoto. Sembra che finalmente abbiano risolto i problemi di audio delle prime due serate.
1. Giusy Ferreri – Miele. Suoni retrò e outfit anche no. Melozzi direttore d’orchestra vestito come Zio Agostino del Castello delle Cerimonie, fa guadagnare punti al FantaSanremo.
2. Highsnob & Hu – Abbi cura di te. Completi oversize, emozionati, carini. Fluidi per una società oltre le differenze di genere e gusti sessuali, che non definiscono le persone.
3. Fabrizio Moro – Sei tu. Bello come il sole!
4. Aka 7even – Perfetta così. Rosa e calzino bianco…mi dispiace ma non è perfetto così. I social commentano il suo nome: “Spunto per la nuova password”
Drusilla entra e canta. La terza donna sul palco, la più consapevole e sicura di sé. Strepitosa! Si è presa la scena. “Amedeo ma come si permetteee..”
5. Massimo Ranieri – Lettera di là del mare. Oggi ha finalmente voce.
6. Dargen D’Amico – Dove si balla. Mi è entrata in testa purtroppo e si alza la spalluccia.
7. Irama – Ovunque sarai. Mi piaceva ad amici, adesso è un Irama nuovo. Ama definisce Cremonini un poeta, io penso di sì: siete d’accordo? Giacca cielo stellato.
8. Ditonellapiaga e Rettore – Chimica. Bell’intro della canzone, ragazze energiche
9. Michele bravi – Inverno dei fiori. Che guanti rossi da paura.
10. Rkomi – Insuperabile. Ma la fissa dei guanti quest’anno? Bello sciolto per la terza serata. Parrucchiere ubriaco. Salta e balla, forse sbaglia qualche intonazione.
Amadeus litiga col microfono per annunciare il World Nutella Day Sabato 5 febbraio!
11. Mahmood & Blanco – Brividi. Bellissimi in bianco e nero. Voci da brividiiiii!
Nuovo ospite..in realtà è Drusilla vestita da Zorro, crossdressing di rinforzo, meravigliosa!
12. Gianni Morandi – Apri tutte le porte. Boomers gioite.
Amadeus finalmente nomina il FantaSanremo, basta fingere che non esista.
Torna Cesare Cremonini: è il primo live per lui dopo il Covid. “Siamo legati tutti allo stesso destino, torniamo ad abbracciarci tutti” con la musica. Vespa Special con nuovo arrangiamento e tutti ballano.
13. Tananai – Sesso occasionale…. Non ho sentito ero a mangiare la nutella.
14. Elisa – O forse sei tu. Bella sorridente, eterea, innocente come una ninfa dei boschi
Amadeus ricorda le stragi di mafia del 1992, tutto l’Ariston in piedi.
Saviano ricorda Falcone e Borsellino, simboli di coraggio risultato di una scelta che va fatta, non scegliere vuol dire essere complici. Silenzio e delegittimazione sono strumenti delle mafie, il fango isola chi fa scelte coraggiose.
Dalla nave costa Toscana Rovazzi e la Berti, che dice di essere vestita da piumino da cipria, gialla e rossa, canta Gaia.
15. Rappresentante di lista – Ciao Ciao. Ormai il balletto è trend. Vestiti da scappati di casa..del settecento. Cia cia
Elisabetta Canalis pubblicizza la sua Liguria dalla sua villa a Los Angeles
Torna Drusilla. Amadeus: “Eri terrorizzata dalla scala?”, lei “basta contarli” i gradini.
16. Iva Zanicchi – Voglio amarti. La zia di tutti noi, vestita da zingara trendy.
17. Achille Lauro – Domenica. Featuring coro gospel, ha messo la giacchetta.
Si slaccia i pantaloni e simula una mano nelle mutande, tutti tremano.
Ospite Anna Valle in rosso molto bella.
18. Matteo Romano – Virale. Uno dei miei preferiti, bello e bravo.
19. Ana Mena – Duecentomila ore. E’ fresca mi piace.
20. Sangiovanni – Farfalle. Di nuovo in tuta rosa. Il rosa colore di Sanremo 2022.
Ospite Martina, la donna carabiniere che salva la vita ad una donna
21. Emma – Ogni volta è così. Lei è attivista delle campagne contro discriminazione e violenza, soprattutto sulle donne. Dirige l’orchestra Francesca Michielin. La canzone mi ricorda “Bella Senz’anima”.
22. Yuman – Ora e qui. Fisico da rugbista, voce soul. Stasera si capiscono meglio le parole
23. Le Vibrazioni – Tantissimo. Attaccano forte, grande rock. Vestiti come martedì sera.
Ore una e 15 come dice Drusilla che si è fatta l’ora di chiudere.
L’astronave Sanremo con gli scenografi del set di Star Treck
24. Giovanni Truppi – Tuo padre, mia madre, Lucia. Sempre in canotta.
25. Noemi – Ti amo non lo so dire. La mia preferita. Il vestito nero non la valorizza.
Discorso di Drusilla: “Fate l’atto più rivoluzionario che si possa fare al giorno d’oggi: l’ascolto.” Finiti: 25 big in gara.
Serata delle COVER. Co-conduttrice la star della fiction Blanca, Maria Chiara Giannetta. Hanno votato tre giurie: il pubblico attraverso il Televoto , la giuria della Sala stampa e poi la Demoscopica 1000. La media delle percentuali complessive di voto ottenute durante la serata e quelle delle serate precedenti determinerà una nuova classifica generale.
Noemi – “(You make me feel like) A natural woman” di Aretha Franklin
Il brano fu inciso e pubblicato dalla Atlantic Records come singolo nel 1967 ed ottenne un notevole successo. Capelli rossi ed abito fuxia. Al pianoforte splendida, forse però nervosa.
Giovanni Truppi con Vinicio Capossela – “Nella mia ora di libertà” di Fabrizio De Andrè
Brano uscito nel 1973. Un uomo in carcere riflette sulle cose che ha fatto. Errori giudiziari, ruoli assegnati dalla società e giochi di potere: è inutile mettersi nei panni dell’altro quando non potresti mai essere come lui. L’uomo della canotta colpisce basso sotto la cintola, delusione o successo?
Entra Maria Chiara, abito bellissimo, piange, piangerei anch’io col parrucchiere Edward Mani di Forbice.
Yuman con Rita Marcotulli – “My way” di Frank Sinatra. La postura ragazzi, la Celentano ve le schianta quelle spalle buttate avanti. Non si capisce una parola. Per me è no, avanti un altro.
Le Vibrazioni con Sophie and the Giants e Peppe Vessicchio – “Live and let die” di Paul McCartney. Finalmente Vessicchio: ovazione! Vince tutto. Lui conclude sdraiato per terra. TOP
Sangiovanni con Fiorella Mannoia – “A muso duro” di Pierangelo Bertoli. Vestito da infermiere casomai la Mannoia caracolla. Non deludono. TOP
Emma con Francesca Michielin – “Baby one more time” di Britney Spears, cantano entrambe. Surreale mini coreografia. I social: “S’inclinano come tergicristalli”
Gianni Morandi con Mousse T – “Medley”. A sopresa duetta con Jovanotti. Mi sono piaciuti, mi ricorda le gite scolastiche con le suore. TOP
Elisa – “What a feeling” di Irene Cara da “Flashdance”. E’ un singolo del 1983, tratto dal film Flashdance. Una variazione del brano è stata usata nella pubblicità televisiva dell’Apple nel 1984. La musica era leggermente differente, ed il testo era stato cambiato da “What a Feeling” a “We are Apple”. Elena D’Amario è una ballerina incredibile
Achille Lauro con Loredana Bertè – “Sei bellissima” di Loredana Bertè. Momento cresima
Schetch comico di Cristina, che con quella giacca mi ricorda Laura Pausini del Primo Festival
Matteo Romano con Malika Ayane – “Your song” di Elton John
È contenuto nel suo secondo album del 1970. Il testo parla dei sentimenti che un ragazzo prova nei confronti di una ragazza. Commovente
Irama con Gianluca Grignani – “La mia storia tra le dita” di Gianluca Grignani. Secondo me hanno sbagliato candeggio in ogni senso. Grignani impazzisce è corre tra il pubblico
Il 5 febbraio è il World Nutella Day!
Ditonellapiaga e Rettore – “Nessuno mi può giudicare” di Caterina Caselli.
Avrebbe dovuto cantarla Celentano al Festival di Sanremo del 1966, ma poi il molleggiato scelse Il ragazzo della via Gluck, facendo la fortuna di una giovane cantante di Sassuolo che si presentò sul palco imbracciando un basso Fender rosa, con il caschetto d’Oro
Iva Zanicchi – “Canzone” di Don Backy e Detto Mariano nella versione di Milva. La canzone non mi piace, ma Iva è sempre brava
Ana Mena con Rocco Hunt – “Medley”. Tra cui Figli delle stelle. Una bambolina
· La Rappresentante di Lista con Cosmo, Margherita Vicario e Ginevra – “Be my baby” delle The Ronettes. Canzone ben fatta, però si sono vestiti al buio. Trash
Ospite: Jovanotti…ricordi di gioventù con Amadeus, poi canta Che sarà sarà…
Massimo Ranieri con Nek – “Anna verrà” di Pino Daniele
Orietta (serata sobria) e Rovazzi dalla nave Costa Toscana. Cantano Pinguini Tattici Nucleari
Michele Bravi – “Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi” di Lucio Battisti. Interpretazioni particolare non saprei
Mahmood e Blanco – “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli.
Come raccontato dallo stesso Paoli, il testo descrive l’incontro con una prostituta avvenuto in un bordello di Genova riconoscibile dal “soffitto viola”. Mina è stata la prima interprete della canzone. Bravi! Mahmood in gonna adoro
Fabri raccontaci chi è Alessandro
Rkomi con Calibro 35 – “Medley Vasco Rossi” . Un Vasco che non ce l’ha fatta
Ospite non vedente, parlanogli atleta paralimpici.
Aka 7even con Arisa – “Cambiare” di Alex Baroni.
Alex Baroni, nato nel 1966, morto in un tragico incidente nel 2002, in moto sulla circonvallazione Clodia a Roma. Emozionante. Look da sposini della torta.
Highsnob e Hu con Mr.Rain – “Mi sono innamorato di te” di Luigi Tenco
Dargen D’Amico – “La bambola” di Patty Pravo
Giusy Ferreri con Andy dei Bluvertigo – “Io vivrò senza te” di Lucio Battisti
Fabrizio Moro – “Uomini soli” dei Pooh
Tananai con Rose Chemical – “A far l’amore comincia tu” di Raffaella Carrà
La Classifica generale della quarta serata del Festival di Sanremo, prime tre posizioni: Mahmood e Blanco, Morandi, Elisa
Morandi vince il premio per la miglior cover e a sorpresa a grande richiesta con Jovanotti cantano e ballano.
RECAPLOVE: idea in collaborazione col Club Mattino Love (su Clubhouse), che ringrazio.
SERATA FINALE
Amadeus e Sabrina Ferilli
Apertura con l’Inno di Mameli eseguito dalla banda della Guardia di Finanza.
Matteo Romano – “Virale”. Doveva vincere per la sua purezza ed eleganza
Giusy Ferreri – “Miele”. Il suo consulente d’immagine ha uno strano senso dell’umorismo.
Fa il suo ingresso Sabrina Ferilli, spledida, simpatica, abituata alla televisione, a suo agio. Dice d’invidiare la resistenza di Amadeus, che è pari solo a quella di Morandi e Mattarella.
Iva Zanicchi – “Voglio amarti”. Le siamo affezionati, l’unico parrucchiere con talento, splendida e stasera più tranquilla. Canta e sorride: “per amore sai che io brucerei..”
Aka 7even – “Perfetta così”. L’inno dei giovani di Sanremo con un messaggio di accettazione di se stessi, perché si è belli con un sorriso e tutte le imperfezioni. Completo scuro, magliettina sbrilluccicosa a sorpresa. Secondo me ha dato il massimo.
Massimo Ranieri – “Lettera di là dal mare”
Noemi – “Ti amo non lo so dire”. Per la finale più bella che mai. Addirittura segue il ritmo e invita il pubblico a ballare. Sembra un vero concerto
Fabrizio Moro – “Sei tu”. Credo che non potendomi portare a casa lui, mi affezionerò alla canzone. Anche lui si concentra sul non giudicare e accettare le perfezioni. Testo intensissimo
Dargen D’Amico – “Dove si balla”. E’ vestito uguale ad Aka7. La canzone spacca e su le mani! Che bei fiori ha ricevuto e subito li dà ad una ragazza collaboratrice, che dice essere il suo tranquillante, mi piace la sua gentilezza
Non monologo di Sabrina Ferilli. Ha fatto altri 3 festival e ha recitato all’Ariston con Garinei e Giovannini. Sceglie di non fare un monologo. Si siede sui gradini. Negli ultimi due anni ci siamo fatti tanti monologhi, non solo al festival, ma anche da soli. Quale tema scegliere? Tutti i temi sono importanti. Trattiamo la bellezza, ma non la bellezza dell’asino, quella interiore..ma dice sono 4 giorni che mangia radici per entrare in quel vestito. Si interroga, scartando ogni argomento. E alla fine ha fatto il monologo furbo: perché la presenza mia deve essere per forza legata ad un problema? Sono qua per quello che sono. Ognuno parla della propria storia. La leggerezza non è superficialità.
Elisa – “O forse sei tu”. Una Naiade vaporosa. Sempre una delle cantanti e cantautrici italiane più brave.
Irama – “Ovunque sarai”. Ha guadagnato molto consenso serata dopo serata-
Esibizione delle Farfalle Azzurre. Ginnaste leggiadre su un palco difficile, con poco spazio e dove è facile scivolare. Lo sport è un altro fiore all’occhiello dell’Italia.
Michele Bravi – “Inverno dei fiori”. Un inno alla libertà individuale proclamano Bravi e Amadeus. “Come si fa ad imparare la felicità? Per dimostrarti che se fossimo suoni sarebbero canzoni se fossimo stagioni, sarebbe l’inverno, l’inverno dei fiori” Per gli appassionati del FantaSanremo regala i fiori a Zia Mara.
La Rappresentante di Lista – “Ciao ciao”. Ormai il trend è a palla!
Emma – “Ogni volta è così”. Per la finale Emma ha dato il meglio. Siamo sante o putt****? La mossa con la schiena inarcata omaggio alla Carrà è omaggio a tutte le donne che esistono e resistono.
Mahmood e Blanco – “Brividi”. Altissime quotazioni per loro come vincitori…
Highsnob e Hu – “Abbi cura di te”. Mi piacciono da morire. Umili, puliti e intellettualmente onesti. er il suo nome d’arte Highsnob – pseudonimo di Michele Matera, nato 36 anni fa ad Avellino e cresciuto alla Spezia, – si è ispirato a “Highsnobity”, celebre rivista di moda. Hu – nome d’arte di Federica Ferracuti, 28 anni, durante la sua prima carriera musicale, ha composto canzoni pubblicitarie per diversi brand, tra cui Lamborghini e Jägermeister, e per la collezione estiva 2018 di Chiara Ferragni. Il loro abbraccio finale è il momento più vero del festival.
Ospite Marco Mengoni con Filippo Scott). L’intermezzo sui commenti dei social, partono quelli positivi poi passano a quelli razzisti, omofobi e degli hater: leggono l’articolo 21 della costituzione e il 3. La tastiera è un’arma e va usata con umanati. Dobbiamo provare ad essere gentili, bisogna farlo e basta. Mengoni poi canta l’Essenziale.
Sangiovanni – “Farfalle”. Lo smalto ceruleo come il colore delle mie farfalle preferite. Ha ritmo questa canzone però.
Gianni Morandi – “Apri tutte le porte”
Torna Sabrina Ferilli per fare l’omaggio a Lucio Dalla >C.K<
Ditonellapiaga con Rettore – “Chimica”. La vita è una questione di chimica o forse se hai una grande botta di fortuna, di alchimia e affinità che trovi in una o più persone
Rovazzi e Orietta Berti dalla nave in rada davanti Sanremo. Vestita da fata turchina coi colori del mare e cantano Parole di Mina.
Yuman – “Ora e qui”. La Ferilli: “Perché tu ti esibisci tardi, già sei venuto in pigiama?”
Achille Lauro – “Domenica”, canta col fantastico coro gospel. Ma anche lui ha ceduto al rosa? Fa salire mara sul palco, Mara presentatrice senza distintivo
Omaggio a Raffaella Carrà, grande corpo di ballo
Ana Mena – “Duecentomila ore”
Tananai – “Sesso occasionale”. Il cerotto sul naso è la metafora del suo cuore spezzato
Collegamento con Dubai, Beauty Connects People, padiglione Italia dell’Expo di Dubai
Giovanni Truppi – “Tuo padre, mia madre, Lucia”
Amadeus scende a regalare fiori alla moglie, le toglie la mascherina e la bacia
Le Vibrazioni – “Tantissimo”, dirige Beppe Vessicchio
Marco Mengoni canta “Mi fiderò”.
Annuncio Classifica generale dal 25° al 4° posto
Sabrina Ferilli con “Ode ad Ama”
Sale sul Palco Orietta Berti e canta la sua canzone
Sale sul palco Rovazzi e canta
Proclamazione del vincitore di Sanremo 2022: Mahmood e Blanco vincitori si esibiscono ra i coriandoli
Premio della Critica Mia Martini: Massimo Ranieri – Lettera di là dal mare
Premio della Sala Stampa Radio Tv Web Lucio Dalla: Gianni Morandi – Apri tutte le porte
Premio al Miglior Testo Sergio Bardotti: Fabrizio Moro – Sei tu
Premio Migliore Arrangiamento Giancarlo Bigazzi: Elisa – O forse sei tu
La classifica finale del Festival di Sanremo 2022:
Mahmood e Blanco – Brividi
Elisa – O forse sei tu
Gianni Morandi – Apri tutte le porte
Irama – Ovunque sarai
Sangiovanni – Farfalle
Emma – Ogni volta è così
La Rappresentante di Lista – Ciao ciao
Massimo Ranieri – Lettera di là dal mare
Dargen D’Amico – Dove si balla
Michele Bravi – Inverno dei fiori
Matteo Romano – Virale
Fabrizio Moro – Sei tu
Aka 7even – Perfetta così
Achille Lauro – Domenica
Noemi – Ti amo non lo so dire
Ditonellapiaga con Rettore – Chimica
Rkomi – Insuperabile
Iva Zanicchi – Voglio amarti
Giovanni Truppi – Tuo padre, mia madre, Lucia
Highsnob e Hu – Abbi cura di te
Yuman – Ora e qui
Le Vibrazioni – Tantissimo
Giusy Ferreri – Miele
Ana Mena – Duecentomila ore
Tananai – Sesso occasionale
Gianni Morandi e Jovanotti al Festival di Sanremo 2022Gianni Morandi e Jovanotti al Festival di Sanremo 2022Gianni Morandi e Jovanotti al Festival di Sanremo 2022Morandi e Jovanotti al Festival di Sanremo 2022Mahmood e Blanco vincitori del Festival di Sanremo 2022Mahmood e Blanco vincitori del Festival di Sanremo 2022Mahmood e Blanco vincitori del Festival di Sanremo 2022Mahmood e Blanco vincitori del Festival di Sanremo 2022Mahmood e Blanco vincitori del Festival di Sanremo 2022Mahmood e Blanco vincitori del Festival di Sanremo 2022Mahmood e Blanco vincitori del Festival di Sanremo 2022Mahmood e Blanco vincitori del Festival di Sanremo 2022Mahmood e Blanco vincitori del Festival di Sanremo 2022Mahmood e Blanco vincitori del Festival di Sanremo 2022
Clubhouse come una House Boat (Ph. E. Leong 2012, text add SAM)
Clubhouse, il social network di chat vocali, coniuga in modo inedito l’urgenza comunicativa delle persone al bisogno di ricevere stimoli, in un periodo storico nel quale queste esigenze sociali naturali vengono frustrate dalle imposizioni per la tutela della salute. In Italia ha scatenato immediatamente un vivace interesse, gli utenti crescono esponenzialmente. Se agli italiani piace chiacchierare questo è lo spazio virtuale libero adatto.
“Un dipinto famoso come la Primavera deve essere in rapporto col più famoso mecenate dell’epoca, Lorenzo il Magnifico; deve essere ispirato dal poema più celebrato del tempo, le Stanze di Poliziano; deve commemorare l’episodio più famoso di quegli anni, la famosa giostra; e deve rappresentare i suoi protagonisti più affascinanti, Simonetta e Giuliano. Nella sua forma meno grezza il dipinto non rappresentarealmente il fatto, né illustrail poema. Ripiega quindi su posizioni più suggestive e meno facilmente confutabili come l’affermazione che la Primaverasimboleggia l’età del Rinascimento con il suo tempo primaverile di gioventù e piacere; oppure che “esprime” lo spirito dell’epoca e il suo carnevale “pagano”, per il quale il ritorno della “giovinezza” di Lorenzo rappresenta la citazione di rito. Queste costruzioni storiografiche romantiche non avrebbero mai incontrato il successo che hanno incontrato se nell’arte stessa di Botticelli non ci fossero certi caratteri per i quali si presta alle interpretazioni più contraddittorie.” (Ernst H. Gombrich, Immagini Simboliche, Mitologie botticelliane, Torino 1978, p. 49)
È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante.
It is the time you have wasted for your rose that makes your rose so important.
(Antoine de Saint-Exupéry)
Vedo l’acqua delle fontane, le campane suonare, gli uccelli volare, l’anima degli italiani palpitare, il cuore dei romani amarsi, non vedo il coronavirus.
I see the water of the fountains, the bells ring, the birds fly, the soul of the Italians palpitate, the heart of the Romans love each other, I don’t see the coronavirus.
Scala elicoidale (1605-11) cosiddetta del Bernini, vista dall’alto, nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, dell’architetto Flaminio Ponzio. Gianlorenzo Bernini ed il padre sono da poco giunti a Roma da Napoli e la Cappella Paolina, per papa Paolo V Borghese, è per loro la prima collaborazione ad una commissione importante, soprattutto per il giovane Gianlorenzo, che, diversamente da come si crede, non ha firmato questa scala a chiocciola, il cui progetto è del Porzio, ma che ha altresì fatto tesoro dell’esperienza per la successiva fabbrica in Vaticano. Nella Basilica mariana vi è la tomba della famiglia Bernini, proprio dove è stato piantato il seme di un grande trionfo artistico. La scala a chiocciola è metafora perfetta per la discesa di Dante all’Inferno, il suo passaggio nel Purgatorio e la sua ascesa al Paradiso, con la simbologia del cerchio, di cui l’ellissi è la figura deformata. Discesa e risalita da sempre affascinano l’uomo. Foto Safarik Art Magazine.
Rinascente new opening Flagship Store Roma. Foto Safarik Art Magazine
Roma, giovedì 12 ottobre 2017 apre il nuovo negozio Rinascente su 8 piani in Via del Tritone. Migliaia di persone partecipano alla grande festa fino a tarda sera. L’evento nell’evento è il recupero dell’Acquedotto Vergine emerso dalle fondamenta durante i lavori sul palazzo, la cui valorizzazione è stata tutta a carico della privata società committente. “La cultura prende vita” recita il sito Rinascente: “Il piano -1 presenta più di un elemento di unicità nel panorama dei department store, primo fra tutti il sito archeologico con i resti dell’Acquedotto Vergine. Un acquedotto romano inaugurato da Augusto nel 19 a.C, dedicato all’alimentazione di quasi tutte le più imponenti e grandiose fontane del centro, inclusa la Fontana di Trevi“. Continua a leggere →
Fontana delle Cariatidi – Piazza dei Quiriti – Roma. Foto Safarik Art Magazine
Fontana delle Cariatidi – Piazza dei Quiriti – 1924 – Prati di Sant’Angelo – Roma.
Staremo qui sedute senza aspettare.
Le quattro figure di donne nude sedute che sorreggono la vasca superiore della fontana fecero scandalo negli ambienti più conservatori. La nudità e la postura provocante ebbero molti detrattori, i quali si erano già scagliati contro la simile ardita Fontana delle Naiadi di Piazza Esedra (della Repubblica). Lo scultore Attilio Selva collocò la sua opera nel centro della piazza circolare, a sua volta, al centro di un giardinetto intimo circolare.
Cortile Palazzo Del Drago, Roma, Via dei Coronari. Foto Safarik Art Magazine
Cortili aperti Roma: ingresso libero sabato 20 e domenica 21 maggio 2017 fino al tramonto. Trenta siti storici eccezionalmente aperti al pubblico e gratuiti. Giornata Nazionale A.D.S.I., Associazione Dimore Storiche, col patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Con il contributo di Engel & Völkers (foto rivista trimestrale GG, le più belle case nel mondo, Happy Holidays edition) ed il sostegno di Banca del Fucino. Continua a leggere →
L’apparato fittizio che ho visto stamattina sulla chiesa in Via del Corso suggerisce che domenica Claudia Gerini verrà beatificata in Piazza San Pietro. L’esposizione dell’immagine è pratica comune per i santi, beati e gli ostaggi politici. L’illusione è perfetta.
La chiesa della Santissima Trinità degli Spagnoli in via dei Condotti a Roma, edificata a metà Settecento, di questo secolo contiene il gusto per l’effimero con il decoro interno ridondante di stucchi ed il trionfo del finto marmo, che sostituisce, ovunque tranne nel pavimento, quello vero in varietà di striature e colori. Il frivolo tardobarocco e rococò sceglie per le arricchire con leggerezza le proprie architetture stucchi e trucchi.
La Santa Claudia Gerini (probabilmente morta quando il mio wi-fi era rotto, il telefono scarico e la televisione guasta), a quanto pare è riconosciuta degna di ascensione al Paradiso, da dove può intercedere a favore dei fedeli che la pregano e ne viene autorizzato il culto pubblico, ovvero la pubblicità.
Il culto pubblico delle persone venerabili nel Ventunesimo secolo è sostanzialmente ormai uguale a quello del Settecento ed ha riconquistato con forza le antiche location, come le facciate delle chiese. L’esperienza estetica #roma #2017 è talmente sorprendente da essere sublime.
Palazzo Reale, Cappella Palatina. Palermo capitale italiana della cultura 2018. Foto SAM
Palermo sarà capitale italiana della cultura per il 2018. Designata dalla Giuria presieduta da Stefano Baia Curioni, la vincitrice è stata annunciata oggi dal ministro di beni culturali e turismo, Dario Franceschini. Le altre finaliste erano Alghero, Aquileia, Comacchio, Ercolano, Montebelluna, Recanati, Settimo torinese, Trento e l’Unione comuni elimo-ericini. Palermo has been elected as 2018 Italian Capital of Culture. Continua a leggere →
Andrea Gandini, Troncomorto 27, Roma, Via Cola di Rienzo, scultura in legno, 2016. Foto Safarik Art Magazine
Una delle proposte artistiche più interessanti nella Roma assopita del seondo decennio del Duemila è Andrea Gandini, giovane liceale, scultore del legno. Bello, bravo e simpatico: il Troncomorto. Aggettivi che userei per un ragazzo si adattano a meraviglia alle sue opere d’arte, i volti nel legno. Simpatico, si legga qui, nella mia visione personale, come fatto che suscita la mia attenzione. Continua a leggere →
A meno di 10 giorni dal terremoto che ha colpito Lazio, Marche e Umbria, è in atto il piano di recupero del patrimonio culturale, accanto alle operazioni a sostegno della popolazione e della messa in sicurezza del territorio. Nicola Filotesio detto Cola dell’Amatrice, pittore, architetto e scultore (Amatrice, 1480/89 – Ascoli Piceno, 1547-1559), è la personalità del passato di maggior spicco nel paese da cui prende il nome d’arte. Il museo a lui intitolato, sconosciuto ai più, come lo stesso artista è lesionato, ma le colonne hanno retto e alcune pareti, mentre le macerie sono state rimosse con successo recuperando ogni opera, alcune completamente senza danni. Continua a leggere →
“Pare Na Chiesa”, Piazza di Campo Marzio, ingresso laterale della Chiesa e Monastero di Santa Maria in Campo Marzio, foto SAM da App Pokemon Go
Tutti a caccia di Pokemon! Ebbene c’è un risvolto positivo, anche per quelli che non hanno acquistato le azioni della Nintendo. Col mio fedele Iphone al guinzaglio passeggio velocemente per le vie di Roma per solite e insolite commissioni. L’applicazione Pokemon Go aperta a consumare tutta la batteria. In Piazza di Campo Marzio si apre il Pokestop “Pare Na chiesa”, dietro Palazzo Chigi. Ho iniziato a giocare a Pokemon Go per svago, curiosità e nostalgia della prima versione per Game Boy della Nintendo, oggi società in incredibile ascesa per il lancio del primo gioco in realtà aumentata, in cui cioè la partita si svolge sulla mappa reale sfruttando la geolocalizzazione GPS degli smartphone e visualizza gli elementi di gioco su sfondo ripreso in diretta dalla fotocamera. La ricerca dei Pokestop, dove ottenete strumenti di gioco, è divertente quanto quella la caccia ai mostriciattoli, anzi è una fonte sorprendente di spunti culturali. Pokemon Go ha un pregio culturale non indifferente.Continua a leggere →
Joseph Klibansky, Elements of Life, resina e oro. Foto Safarik Art Magazine (AM Ph.)
Joseph Klibansky, giovane talento originario del Sudafrica domiciliato nei Paesi Passi, inserito dalla rivista Quote nella Top 100 dei giovani milionari del 2016: una sua opera è quotata tra i 20 e i 50 mila dollari. Eccitante, colorato, divertente, luminoso.
Opere cristalline e immediatamente comunicative, lontano dalla banalità che rischiano soggetti come teschi e farfalle. Meravigliosamente inspiegabile e meravigliosamente bello. Un giovane talmente bello nell’esporre il suo lato artistico che lo si direbbe dannato. Continua a leggere →
Ocra il muro e la sagoma del ramo, grigia la finestra e la coda. Da un cassetto esce un invito elegante e vintage alla mostra Gilles Aillaud – Evasioni. Il cartoncino giallo raffigura un muro di mattoni e una finestra dalla quale un felino selvatico sta evadendo. Lo riconosciamo per la lunga coda tigrata.. forse il rarissimo leopardo delle nevi.
La mostra del 2007 all’Accademia di Francia a Roma proponeva una retrospettiva del pittore e scenografo Gilles Aillaud (1928-2005), celebre per gli animali chiusi in gabbia o da recinti, dietro reti, sbarre o vetrate. L’opera, nella giustapposizione dei colori caldi e freddi tiene l’osservatore in tensione con il leopardo che si eclissa dagli sguardi indiscreti dei visitatori dello zoo, il primo Grande Fratello inventato e sperimentato sugli animali. La meteora che passa è il selvaggio animale che cerchiamo d’ingabbiare e il pittore rinchiuso nei musei da cui tenta continue evasioni. L’artista contemporaneo è a suo agio nella veste di meteora che si dà e si toglie continuamente.
I folletti delle statistiche di SAFARIKARTMAGAZINE.COM hanno preparato un rapporto annuale 2015 dei lettori di questo blog.
Una metropolitana a New York trasporta 1 200 persone. Questo blog è stato visto circa 4.000 volte nel 2015. Se fosse una metropolitana di New York, ci vorrebbero circa 3 viaggi per trasportare altrettante persone.
Grazie a chi legge, a chi esprime un parere, a chi condivide, a chi navigando casualmente è passato da qui, a chi a chi insegue le proprie curiosità sull’arte.
La vera opera d’arte nasce dall’artista in modo misterioso, enigmatico, mistico. Staccandosi da lui assume una sua personalità, e diviene un soggetto indipendente con un suo respiro spirituale e una sua vita concreta. Diventa un aspetto dell’essere. Non è dunque un fenomeno casuale, una presenza anche spiritualmente indifferente, ma ha come ogni essere energie creative, attive. Vive, agisce e collabora alla vita spirituale. Continua a leggere →
La grande onda di Kanagawa (神奈川沖浪裏) xilografia di Katsushika Hokusai (葛飾北斎)
La popolarità di cui gode Hokusai nasce prima in Europa che in Giappone. Nasce ad Edo, l’antico nucleo della città di Tokyo, nel 1760. La sua tecnica prediletta era l’ukiyo-e, la cui possibilità policromatica esaltava la sua passione per soggetti di vita quotidiana, di fantasia e della tradizione giapponese. L’ukiyo-e o “immagine del mondo fluttuante” è una stampa giapponese la cui caratteristica era la grande diffusione popolare, l’economicità, l’effetto dei colori sovrapposti e la distruzione dei disegni originali da cui veniva tratto l’intaglio sui blocchi di legno. Continua a leggere →