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Rivista di approfondimento e critica d'arte

Chagall..Love and Life. Due cose che non ho capito. Mostra a Roma.

Marc Chagall, Coppia di amanti e fiori, 1949, litografia a colori. Foto Safatik Art Magazine

Marc Chagall, Coppia di amanti e fiori, 1949, litografia a colori. Foto Safatik Art Magazine

“Se creo qualcosa usando il cuore, molto facilmente funzionerà, se invece uso la testa sarà molto difficile”. (MARC CHAGALL) 

“If I create from the heart, nearly everything works; if from the head, almost nothing”.

Marc Chagall (1887-1985), pittore di origine ebraica, nato in un paesino della Bielorussia, naturalizzato francese interpreta in maniera personale ed emozionale le tre culture che si intrecciano nella sua vita. Love and Life. La vita dell’ebreo, russo, parigino. L’amore per la moglie Bella e per la letteratura e la pittura.

Le 140 opere in mostra provengono dall’Israel Museum di Gerusalemme, che quest’anno compie 50 anni, in parte donate dallo stesso Chagall e restano esposte dal 16 marzo al 26 luglio 2015. Le mostre del DART al Chiostro del Bramante mi piacciono sempre molto (vedi Escher). Marc Chagall non mi piace. Sinceramente non so bene spiegarne il perché, forse non riesco ad entrare nel suo mondo attraverso le sue opere, forse è per la tecnica, la composizione, per i colori, i temi. Non rispecchia i miei gusti. La banalità di certi detti popolari si adegua bene a queste situazioni: “..i gusti sono gusti”..”infatti”.

Creare solo dal cuore, ecco, a volte non arriva a tutti. La tecnica, la testa, non manca a Chagall. A mio parere, usando testa e cuore le cose arrivano meglio. Ma non risiede nemmeno qui il bandolo del bello. […] Continua a leggere

La Trilogie du chevalet. Le figure di Magritte, Renoir, Seurat si staccano dalle tele

La Trilogie du chevalet (La trilogia del cavalletto)

di Sébastien Deschênes (2008)

Armenia. Il popolo dell’arca mostra la sua storia

Croce con reliquie di San Giorgio, 1746. Foto Safarik Art Magazine

Croce con reliquie di San Giorgio, 1746. Foto Safarik Art Magazine

L’Armenia è una terra misteriosa ad est della Turchia, conosciuta come sito del Monte Ararat, approdo di Noè con l’Arca e tappa di Marco Polo sulla Via della Seta. I suoi abitanti la chiamano Hayastan, nome derivante dalla divinità pagana Hayk. Quella che oggi è la Repubblica di Armenia, così chiamata da persiani e greci, fu un Regno di Ararat, sempre mantenendo la sua forte identità culturale, politicamente messa spesso a repentaglio, rafforzata, nel V secolo, dall’invenzione dell’alfabeto armeno. I turchi ottomani, alla fine del XIX secolo, cominciarono gli spietati massacri di città e paesi presenti all’interno del loro impero. La pulizia etnica turca raggiunse il suo apice tra il 1915 e il 1918, con un’atroce deportazione di massa e lo stermino di un milione e mezzo di armeni. La diaspora degli armeni lì porto in ogni parte del mondo. Nel 1918, dichiarata repubblica indipendente, sembrò aver raggiunto la pace, ma due anni dopo cadde sotto le aggressioni dei bolscevichi e finì per far parte dell’Unione Sovietica. Nel 1991 l’Armenia, finalmente, riacquista l’indipendenza ed è entrata tra le moderne democrazie. I monti del Caucaso, frontiera naturale tra Europa ed Asia, sono l’aspra bellezza che rappresenta il paese. Fauna e flora sono sorprendenti, comprendono la varietà di uccelli maggiore d’Europa. I paesaggi cambiano tra vette nevose, piane fertili, boschi, laghi zone semi-desertiche, steppe e tante pietre. Le pietre, quelle preziose e quelle povere, sono alla base dell’arte armena. […] Continua a leggere

Prendere tempo. Teatro delle esposizioni #6. Accademia di Francia a Roma.

Portrait de jeune homme avec les cheveux d'Eleonora (de la peinture ne reste qu'un fantôme). Di Mitra Farahani. Foto Safarik Art Magazine

Portrait de jeune homme avec les cheveux d’Eleonora (de la peinture ne reste qu’un fantôme). Di Mitra Farahani. Foto Safarik Art Magazine

L’Academie de France a Roma offre la possibilità ai suoi Pensionnaires di:  perfezionare le loro discipline, stimolare le relazioni e gli scambi culturali, conservare e valorizzare il patrimonio materiale e immateriale. Gli artisti approfondiscono il loro percorso individuale e si confrontano dinamicamente tra loro e con la città. Il 28 febbraio 2015 l’inaugurazione dell’esposizione delle loro opere. […]

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Dipinti senza pregiudizi. La mostra personale di Alessandra Mussolini.

"Paesaggio urbano dorato" di Alessandra Mussolini. Foto Safarik Art Magazine

“Paesaggio urbano dorato” di Alessandra Mussolini. Foto Safarik Art Magazine

Alessandra Mussolini, smessi i panni graffianti delle tribune politiche espone con schiettezza i dipinti frutto della sua esplorazione artistica tra tele, spatole e colori. Il suo debutto prende il nome di “Graffi”, ma, a pare mio, è un titolo retaggio del suo personaggio pubblico. A Porta Mazzini (vernissage il 5 febbraio 2015) tira un’aria tiepidamente scaldata di colori.

Il graffio è un segno sottile che deturpa un oggetto o ferisce la pelle: le tele non sono ferite dalla spatola. L’impasto materico, spesso e ritmato dei colori acrilici s’impone come segno deciso e al contempo aggraziato. La pittrice tace, parlano profili di palazzi, alberi, cieli e dicono quel che lei stessa non può controllare. Personalmente ho apprezzato la persona che si mette in gioco con dolcezza e umiltà davanti ad un pubblico diviso tra curiosi, amici e delatori con la sua interiorità dipinta. […]

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Il MACRO e il MAXXI mai visti. Ecco cosa è successo..

MACRO TestaccioMAXXI Roma

Il MACRO e il MAXXI mai visti. Ecco cosa è successo..

MACRO. Il Museo di Arte Contemporanea di Roma (MACRO) è un istituto museale facente parte del sistema dei “Musei in Comune”. Si trova nei pressi di Porta Pia, nel quartiere Nomentano di Roma realizzato dall’architetto francese Odile Decq. Una sede secondaria, denominata MACRO Future, è situata in due padiglioni dell’ex mattatoio di Testaccio, vicino alla Piramide Cestia. Il nuovo museo è stato inaugurato ufficialmente nel 2002, in due padiglioni dell’ex Mattatoio di Testaccio.

MAXXI. Il Museo nazionale delle arti del XXI secolo è un museo con sede a Roma. Progettato dall’architetto Zaha Hadid e gestito dall’omonima fondazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è diviso in due sezioni: MAXXI arte e MAXXI architettura. La sede del MAXXI si trova nel quartiere Flaminio di Roma ed è realizzata nell’area delle ex caserma Montello accanto alla basilica di Santa Croce a Via Flaminia. Viene ufficialmente inaugurato il 28 maggio 2010.

Avete aperto questo articolo. Siete curiosi di scoprire cosa è successo.. […]

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Quando la Cupola di San Pietro era verde

Cupola di San Pietro Roma

Oggi alle 16.30 vedo accendersi la Cupola di San Pietro. Come tante altre volte. Con nostalgia osservo che l’effetto verde, che le luci avevano nei primi minuti di illuminazione, è perduto. Con le nuove luci a Led non vedrò più la Cupola di San Pietro verde. Sapevo che se la Basilica di San Pietro era spenta da una settimana e più, qualcosa stava per succedere. E’ risorta, più moderna forse, ma senza un piccolo intrigante dettaglio. L’innovazione aggiunge mentre toglie. I vecchi telefoni fissi davano la certezza che c’era una casa, perché avevano bisogno di una presa a muro. I telefoni hanno sempre lo stesso spirito profondo della comunicazione. La nostra casa ora si è spostata sui social network, i muri di mattoni non sono più sostanziali per la comunicazione. Internet è volatile. Ma un telefono è un telefono. Il Cupolone dei romani è sempre lì. La Basilica di San Pietro non cambia la sua essenza per due lucine Led. Il mio ricordo della Cupola, la quale, appena accesa, rimane verde per un po’ l’ho conservato. Lo posso raccontare a chi non lo potrà vedere. Per fortuna ci sono i narratori. Per fortuna ci sono storie da narrare. La fortuna più grande è che ci siano sempre ascoltatori.

Renoir: “Raffaello non cercava, come me, le cose impossibili, ma è bello”

Pierre Auguste Renoir Il Palco

Pierre Auguste Renoir Il Palco

Sono andato a vedere le opere di Raffaello a Roma: sono molto belle e avrei dovuto vederle tanto tempo prima. Sono piene di erudizione e di saggezza. Raffaello non cercava, come me, le cose impossibili, ma è bello.

PIERRE-AUGUSTE RENOIR

da una lettera all’amico Paul Durand-Ruel

Arte Arcana di Flavio Leoni a Orvieto: il mistero delle figure dei tarocchi e del legno

Flavio Leoni, La Regina di Bastoni - Madonna del Cammino, Legno di noce, h 220 cm, anno 1995, // L'Imperatrice, legno di jelutong, h 180 cm, Orvieto, ex Chiesa San Giacomo Maggiore

Flavio Leoni, La Regina di Bastoni – Madonna del Cammino, Legno di noce, h 220 cm, anno 1995, // L’Imperatrice, legno di jelutong, h 180 cm, Orvieto, ex Chiesa San Giacomo Maggiore

Il giorno di Natale, la Santa Messa richiama i fedeli nel Duomo di Orvieto. Il coro intona l’Osanna, mentre le panche si riempiono. L’odore d’incenso si diffonde, le luci della navata si accendono. Il sacerdote prende le ostie dal tabernacolo nella Cappella laterale. I visitatori rispettosamente lasciano l’altare maggiore.

Usciti dalla facciata del Duomo di Orvieto, prima di scendere la gradinata, sulla piazza a sinistra, una “grotta” illuminata crea mistica curiosità. La sala espositiva, pervasa di odori di legno pregiati, è colma di figure non-presepiali.

Flavio Leoni, artista che incontro per la prima volta, è un architetto con la passione e la tecnica del lavorare la pietra e il legno. Mi spiega che la pietra è un materiale effettivamente complesso da scolpire e trasportare. Quindi ha privilegiato il legno per le proprie sculture. […]

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Renoir usò il nero quando tutti si aspettavano il blu

Pierre Auguste Renoir L'altalena

Pierre-Auguste Renoir. L’altalena

Una mattina, siccome uno di noi era senza nero, si servì del blu: era nato l’impressionismo.

Pierre-Auguste Renoir

Non faccio la coda per entrare un giorno nei Musei. Io pago il biglietto per entrarci ogni giorno.

Museo simboloMuseo simboloMuseo simbolo

Non faccio la coda per entrare un giorno nei Musei. Io pago il biglietto per entrarci ogni giorno.

I do not make the line to get a day in the museum. I pay the ticket to get into it every day.

Oggi è la giornata in cui in Italia si entra gratis nei Musei pubblici. Chi se ne importa.

Oggi è l’unico giorno in cui la maggior parte degli italiani visiterà un museo. Un giorno molto triste per i Beni Culturali.

10 euro per la ricarica telefonica non valgono di più di 10 euro per un ticket.

Mai farò la coda per un monumento solo perché è gratis. Io entro quando voglio, tutte le volte che voglio.

L’arte non è gratis. Il latte lo pago, perché la mucca mangia molto.

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10 motivi per vedere la Mostra di Tiepolo ai Musei Capitolini

Giambattista Tiebolo, Fuga in Egitto

Giambattista Tiebolo, Fuga in Egitto

1 – Le finestre aperte nei Palazzi Capitolini, detto da chi adora l’aria condizionata, e affacciarsi restando ad occhi spalancati su Roma.

2- Tiepolo, come il vino di Champagne, è raffinato e frizzante. Una delicatezza.

3- Il primo astronauta donna italiana nello spazio, Samanta Cristoforetti, partita il 23 novembre 2014, prova con onore che, gli italiani ormai poco Santi e Lavoratori, sono ancora un popolo di Naviganti, come ai tempi della Repubblica di Venezia la Serenissima

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La Buona Ventura di Vouet (1617) e i Borseggiatori del Colosseo (2014)

Simon Vouet, La buona ventura, Barberini

In quasi 400 anni non è cambiato nulla. Roma è eterna nelle sue meraviglie e nelle sue bassezze.

La Buona Ventura è dei ladri che si accaparrano un bel bottino e la fanno franca.
Il servizio sui borseggiatori di turisti ai Fori Imperiali e sotto il Colosseo di Striscia La Notizia di ieri, che mostrava mucchi di portafogli vuoti buttati nei cespugli, ancora contenenti documenti di malcapitati turisti vittime del furto, è nei quadri di Caravaggio, di Vouet e dei Caravaggisti.

La Buona Ventura di Caravaggio del Louvre mostra una zingara che fingendo di leggere la mano, ruba l’anello al cavaliere.
Nella Buona Ventura di Simon Vouet alla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma due zingare circuiscono un uomo e, mentre una lo distrae, l’altra fruga nel suo borsello.
Di entrambi i quadri esistono molte varianti, versioni, repliche, copie, riproduzioni.
Il mio saggio sulla mostra I Bassifondi del Barocco (leggi) approfondisce l’argomento.
Preferiamo vedere dipinto ciò che il mostro che ci spaventa.

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Nicola Elia. L’età del ferro. Ritrovamenti. Esposizione a Roma

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L’ospitalità è ottima, tipicamente pugliese, discreta e curata. Gli spazi sono ariosi e… Continua a leggere

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I Bassifondi del Barocco. La Roma del vizio e della miseria in mostra a Villa Medici.

“Quel che aborriscon vivo, aman dipinto”. (Salvator Rosa)
Lo spettatore, oggi come allora, si rassicura nel momento in cui… Continua a leggere

Escher. La Mostra al Chiostro del Bramante a Roma dedicata al famoso incisore e grafico olandese

Escher, Sfera (Autoritratto)

Escher, Sfera (Autoritratto)

Escher trova noioso che il mondo costruito dall’uomo sia prevalentemente rettangolare. Le nostre stanze sono irritanti con tutti quegli angoli rettangoli, perché purtroppo il nostro tiranno è la forza di gravità: ovunque tranne che nel suo universo grafico.

Il visitatore all’ingresso della Mostra può smettere di preoccuparsi del ‘non sapere cosa aspettarsi’ e aprirsi alla semplice meraviglia.

E’ una scala o è una scala allegorica?

Una semplice domanda è sempre possibile e legittima di fronte all’arte: mi piace?

Escher scrive sui poliedri regolari: “Essi simbolizzano il desiderio di armonia e di ordine dell’uomo, ma nello stesso tempo la loro perfezione desta in noi il senso della nostra impotenza”,  perché essi esistevano sulla terra prima della comparsa dell’uomo.

L’olandese conosce molto bene la natura, la scienza e la geometria per manipolarle con tanto garbo, sorprenderci e sorprendersi.

“Quasi tutto quello che costruiamo e formiamo – case, stanze, armadi, tavoli, sedie, letti, libri – sono essenzialmente delle scatole rettangolari. Sono terribilmente noiose e irritanti quelle pareti delle nostre stanze, sempre con gli stessi vecchi angoli di 90°. La nostra unica consolazione è che non possiamo farne a meno. Non è colpa nostra; ci piaccia o meno dobbiamo obbedire alla forza di gravità, il nostro tiranno.”

L’effetto voluto da Escher è di far crollare il suo pubblico seduto su un gradino colto da atroci dubbi. Gioca a fare David Copperfield, il mago che fece sparire la Statua della Libertà.

Gli artisti visionari propongono il nuovo e il bello alla continua ricerca della meraviglia.

TIEPOLO. I COLORI DEL DISEGNO. IL VALORE DEL DISEGNO E LA POTENZA DEL COLORE IN MOSTRA AI MUSEI CAPITOLINI

Giambattista Tiepolo, Fuga in Egitto

Giambattista Tiepolo, Fuga in Egitto

10 motivi per vedere la mostra di Tiepolo

  1. Le finestre aperte nei Palazzi Capitolini, detto da chi adora l’aria condizionata, e affacciarsi restando ad occhi spalancati su Roma.
  2. Tiepolo, come il vino di Champagne, è raffinato e frizzante. Una delicatezza.
  3. Il primo astronauta donna italiana nello spazio, Samanta Cristoforetti, partita il 23 novembre 2014, prova con onore che, gli italiani ormai poco Santi e Lavoratori, sono ancora un popolo di Naviganti, come ai tempi della Repubblica di Venezia la Serenissima.
  4. Trovarsi di fronte alla testa colossale di Costantino, godersi le opere delicatissime di Tiepolo e, prima di uscire, guardare la Lupa capitolina pensando a chi vincerà lo scudetto.
  5. Pensare che se fossi un turista straniero verrei colto da convulsioni di sindrome di Stendhal per tanta arte concentrata. Purtroppo sono autoctona e le convulsioni mi prenderanno quando uscirò nel traffico di Roma.
  6. Trovare tre Tiepolo al prezzo di uno, col bonus che la visita a tutte le collezioni capitoline è  inclusa nel biglietto della mostra. Un prezzo di saldo per un manuale vivente di storia dell’arte.
  7. Piccola, magica esposizione con odore di Venezia e sciabordio di Canal Grande.
  8. Fantasticare sull’arrivo del Papa, del Doge, di Mussolini o del Sindaco di Roma. Io speravo non arrivasse la sicurezza a riprendermi quando scattava l’allarme perché mi avvicinavo troppo a guardare le opere.
  9. Fare la turista in casa ogni giorno non ha prezzo.
  10. Il depliant della mostra sul quale un grafico ardito ha scontornato e inclinato il dettaglio di un disegno di Giambattista Tiepolo in maniera davvero temeraria.

Tiepolo Depliant mostra SAM    Tiepolo Mostra immagine


ESTRATTO

Tiepolo, come lo champagne, è una delicatezza, raffinato e frizzante.

“Il Tiepolo”, per antonomasia Giambattista, nasce a Venezia nel 1696, visse nell’ottantennio della lunga pace di Venezia e morì a Madrid nel 1770. Giambattista Tiepolo e Canaletto sono due ammiragli dell’arte veneziana del Settecento.

Il buon Giambattista, il preciso Giandomenico, il giovane Lorenzo. I tre Tiepolo si impegnarono per tutta la vita nella grazia delle arti, nelle sfumature della bellezza, nell’Armonia. Gamme di colori tenere e luminose, tratto del disegno sciolto e fluido vengono gradualmente elaborate da Giambattista, da giovane prodigo di con tagli più arditi e cromatismi a forte fuoco, poi riformulate in scioltezza.

Ogni allievo ha bisogno di un maestro per tentare di superarlo.

Intelligente nel seguire i desideri della committenza, Giambattista Tiepolo, ha studiato scrupolosamente la pittura seicentesca e contemporanea, dichiara egli stesso: “La vita del Pittore deve essere un continuo studio”.

Freschezza, luminosità, atmosfericità vitale si mantengono anche in motivi seriali, inevitabili per una bottega di pittori. L’originalità conta nell’idea iniziale e nella sua costruzione, ma non c’è svalutazione nel ripetere ciò che più piace.

Non potendo “staccare Giambattista dalle pareti e dagli altari”, i disegni si qualificano a miglior catalogo figurativo per apprezzarlo complessivamente. Tiepolo sorprende. I Tiepolo famiglia sorprendono.

Il colore bruno acquerellato, a segnare le ombre all’interno delle figure tracciate a penna è combinata ad un’ombreggiatura impalpabile e al contempo decisa. In se stesso il marrone è un colore triste, quando decontestualizzato dal naturale: in Tiepolo il marrone è persino vivace.

Il figlio Giandomenico è leggero nelle tonalità, come il rosa carnitina schiarito e il giallo Napoli diluito, fluttuante nei panneggi senza gravità.

L’estasi trasmessa dalle opere melodrammatiche di Metastasio entra nell’opera di Tiepolo. Il melodramma, è “finzione di favole con cui aiuto il mio benessere”.


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TIEPOLO. I COLORI DEL DISEGNO.

IL VALORE DEL DISEGNO E LA POTENZA DEL COLORE IN MOSTRA AI MUSEI CAPITOLINI.

di
Maria Isabella Safarik

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Tiepolo MIS PDF

I BASSIFONDI DEL BAROCCO. LA ROMA DEL VIZIO E DELLA MISERIA IN MOSTRA ALL’ACCADEMIA DI FRANCIA DI VILLA MEDICI

Manfredi, Riunione di bevitori

Manfredi, Riunione di bevitori

10 MOTIVI PER VEDERE LA MOSTRA I BASSIFONDI DEL BAROCCO

  1. Puoi stare tra mendicanti e zingari senza il rischio di essere borseggiato.
  2. l ragazzo nudo col gatto mette d’accordo i gusti di ogni orientamento sessuale.
  3. L’Accademia di Francia è l’unico posto dove mettere le ballerine è chic.
  4. La scalinata di Piazza di Spagna e lo scalone dei cavalli a Villa Medici sostituiscono molte lezioni di walkexercise in palestra.
  5. La caccia al tesoro organizzata da quei burloni dei curatori, che hanno nascosto titoli e autori dei quadri esposti su piccoli pannelli negli angoli delle sale.
  6. Il profumo d’incenso che senti quando esci dall’ascensore della metro a Trinità del Monti.
  7. Scoprire l’esistenza del paesaggismo italianizzante.
  8. Sentirsi in un caffè letterario di Parigi: non capisci cosa dicono, ma suona bene.
  9. Quando esci puoi sederti sotto un albero a villa Borghese e sentirti un novello Goethe.
  10. Invidiarmi perché ero al vernissage, ho mangiato uva e bevuto vino come un bambocciante.

Bassofondo: Definizione e significato di Bassofondo – Dizionario italiano – Corriere.it.

Bassofondo Dizionario del Corriere


ESTRATTO

“Quel che aborriscon vivo, aman dipinto”. (Salvator Rosa)

Lo spettatore, oggi come allora, si rassicura nel momento in cui è chiamato fuori da una realtà turbativa, guardandola senza coinvolgimenti rischiosi.

Uscire a Roma riserva sempre delle sorprese. I bassifondi edulcorati piacciono, sono un bisogno del cittadino che reclama per sé diritti esclusivi. La Roma seicentesca ha le stesse urgenze della Roma del ventunesimo secolo.

“Invaghitisi [molti] della sua maniera [di Caravaggio] l’abbracciavano volentieri, poiché senz’altro studio e fatica si facilitavano la via al copiare il naturale, seguitando li corpi vulgari e senza bellezza” (Bellori).

Il nudo attira sempre lo sguardo del malizioso e del pudico.

I devoti viaggiatori che arrivano a frotte nella Roma del 1600, dovevano restare senza fiato. A bocca aperta sono tutti i personaggi dei quadri e delle sculture barocche.

“Ma le regole del gioco sembrano in qualche modo sovvertite: si fa ricorso agli stereotipi e allo stesso tempo li si altera”.

Diverse sessioni musicali si svolgono asincrone nelle sale di Villa Medici.

La commistione tra reperto antico e i vivi è scritta nel destino di Roma millenaria. Un fiato a volte più pesante, a volte più leggero.

I cosiddetti Bamboccianti, capeggiati idealmente da Pieter Van Laer, “si sono appropriati della committenza della clientela facoltosa, ostacolando gli interessi economici dei pittori affermati” (Eduard A. Safarik – vai al sito)

Il paesaggio è pieno di rifiuti antichi, agli occhi del turista pieno di vestigia antiche tra rifiuti moderni.

Il passato e il futuro attraggono poco il Barocco.

Bartolomeo Manfredi, Nicolas Régnier, Simon Vouet, Valentin de Boulogne,  Pieter van Laer, Pietro Paolini, Cornelis van Poelenburgh.


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I BASSIFONDI DEL BAROCCO.

LA ROMA DEL VIZIO E DELLA MISERIA IN MOSTRA ALL’ACCADEMIA DI FRANCIA DI VILLA MEDICI.

di
Maria Isabella Safarik

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I bassifondi del Barocco MIS PDF

ESCHER. LA MOSTRA AL CHIOSTRO DEL BRAMANTE A ROMA DEDICATA AL FAMOSO INCISORE E GRAFICO OLANDESE

Escher, Sfera (Autoritratto)

Escher. Mano con sfera riflettente (Autoritratto)

10 motivi per vedere la mostra di Escher

  1. E’ meglio dei pittori di Piazza Navona.
  2. Il Chiostro del Bramante ha meno scale del Palazzo delle Esposizioni a Via Nazionale.
  3. Puoi rubare l’audio guida a tuo figlio e sentire la storia degli scarabei stercorari.
  4. Nei giochi interattivi di illusione ottica c’è sempre un turista più inetto di te.
  5. Puoi lamentarti della cervicale dopo aver visto le scale impossibili della Relatività.
  6. Puoi contraddire chi dice che Escher è un pittore o un architetto.
  7. L’anziana signora alla cassa del bookshop che ti accusa di rallentare la fila perché hai chiesto delle forbici per togliere la pellicola del catalogo.
  8. Il menù Escher: riso nero e pollo al limone. Ora sai cos’è e gli puoi mandare Gordon 
Ramsay mentre vai a pranzo dal cinese.
  9. Sei già nel Triangolo delle Bevute.
  10. Puoi leggere il mio articolo ed essere in disaccordo.

Dialogo

♦   Stavo leggendo di Escher.

   Escher chi?

♦   Quello delle scale!

   Quali scale?

♦   Quelle impossibili.

    Io prendo l’ascensore!

♦   Sei un comico..dovresti fare Zelig. Sto parlando di arte.

   Ah, sai che non mi ci ritrovo. Sono nel commerciale.

♦   Ma ti piace l’arte?

   A chi non piace!

♦   Escher è uno che disegnava un sacco.

   Anche mio figlio disegna sempre.

♦   Ecco il comico che c’è in te. Comunque è morto nel 1972.

   Mi dispiace. Potremmo fare un duo comico.

♦   Che ne dici se sabato andiamo a vedere la mostra?

   Può essere un’idea.


ESTRATTO

Escher trova noioso che il mondo costruito dall’uomo sia prevalentemente rettangolare. Le nostre stanze sono irritanti con tutti quegli angoli rettangoli, perché purtroppo il nostro tiranno è la forza di gravità: ovunque tranne che nel suo universo grafico.

Il visitatore all’ingresso della Mostra può smettere di preoccuparsi del ‘non sapere cosa aspettarsi’ e aprirsi alla semplice meraviglia.

E’ una scala o è una scala allegorica?

Una semplice domanda è sempre possibile e legittima di fronte all’arte: mi piace?

Escher scrive sui poliedri regolari: “Essi simbolizzano il desiderio di armonia e di ordine dell’uomo, ma nello stesso tempo la loro perfezione desta in noi il senso della nostra impotenza”,  perché essi esistevano sulla terra prima della comparsa dell’uomo.

L’olandese conosce molto bene la natura, la scienza e la geometria per manipolarle con tanto garbo, sorprenderci e sorprendersi.

“Quasi tutto quello che costruiamo e formiamo – case, stanze, armadi, tavoli, sedie, letti, libri – sono essenzialmente delle scatole rettangolari. Sono terribilmente noiose e irritanti quelle pareti delle nostre stanze, sempre con gli stessi vecchi angoli di 90°. La nostra unica consolazione è che non possiamo farne a meno. Non è colpa nostra; ci piaccia o meno dobbiamo obbedire alla forza di gravità, il nostro tiranno.”

L’effetto voluto da Escher è di far crollare il suo pubblico seduto su un gradino colto da atroci dubbi. Gioca a fare David Copperfield, il mago che fece sparire la Statua della Libertà.

Gli artisti visionari propongono il nuovo e il bello alla continua ricerca della meraviglia.


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Escher Mostra MIS PDF

CARAVAGGIO E LA PRIMA VERSIONE DEL SAN MATTEO E L’ANGELO PER LA CAPPELLA CONTARELLI: IL RIFIUTO DELL’ARTISTA E DELLA SUA OPERA

Caravaggio, San Matteo e l'Angelo (prima versione)

Caravaggio, San Matteo e l’Angelo (prima versione)

10 motivi per vedere un Caravaggio

  1. Ti faceva divertire un sacco nel weekend quando era sulle 100 mila Lire.
  2. Lo fanno tutti..e tu vuoi essere al passo con la moda, vero?
  3. Non lo puoi evitare.
  4. Non c’è un perché, sono fatti miei!
  5. Le chiese, gallerie e mostre dove si trova sono belle indipendentemente dalle sue opere.
  6. Gli hanno rifiutato molte opere e a Proust hanno respinto Alla ricerca del tempo perduto.
  7. Giocava a fotografare la realtà e raccontava i casi umani prima della televisione.
  8. Se non lo vai a vedere, prima o poi ti verrà a cercare come il tuo incubo peggiore.
  9. Sbrigati prima che il Bacchino malato muoia e la frutta nella Canestra marcisca.
  10. Se non hai capito che oltre a Caravaggio esistono anche Domenichino, Guercino, Rubens, Reni, Carracci ecc.

Negli ultimi decenni abbiamo notato come Caravaggio sia diventato il nome simbolo della pittura moderna, insieme a Leonardo e Michelangelo.

La CLM è l’acronimo che ho inventato per definire la banalità di ridurre tutta l’arte a pochi stereotipi. Come l’Italia è Pizza, Spaghetti e Mandolino (PSM) così l’arte è Caravaggio, Leonardo e Michelangelo (CLM).

Caravaggio mi piace. Non mi piace lo sfruttamento del brand Caravaggio, come rivoluzionario, stigmatizzato nella luce luce radente, nei piedi spirchi e nei soggetti sacri rifiutati. Con l’etichetta di artista dannato ha avuto un successo incredibile. La sua vita è stata passata al setaccio.

Gli opinionisti si sono scatenati per dirne qualcosa. Anche i critici d’arte hanno esagerato, me compresa, scrivendo in continuazione su Caravaggio e facendo mostre a lui dedicate, vantando scoperte inedite e usando le sue opere più famose ovunque servisse un’immagine riconoscibile.

Non se ne può fare a meno!

Leonardo e Michelangelo sono stati risparmiati dall’esagerazione di illazioni sulla loro vita, ma l’Ultima Cena o la Cappella Sistina sono continuamente sotto la lente d’ingrandimento.

Raffaello è l’aggiunta occulta alla CLM, come lo è la Mafia alla PSM. Le sue Stanze in Vaticano, sono più affollate di un monolocale di studenti fuorisede il sabato sera. Bisogna fare uno scavo archeologico per ritornare al Caravaggio vero.

Ci sono tanti pittori, tanti luoghi, tante pietanze da assagiare. Non elimino gli spaghetti dalla mia dieta, ma scelgo un sugo più leggero e solo due volte a settimana. Anch’io scrivo di Caravaggio.